LA GUERRA IN IRAN: una pausa di riflessione e di chiarezza,

di Gerardo Rapini
Provo ad esprimere il mio punto di vista su quanto sta accadendo in Medio Oriente che, a giudizio di alcuni, sembrerebbe mettere in crisi il multipolarismo.
1. Il conflitto è iniziato con un attacco premeditato e potentissimo, pur senza alcuna copertura giuridica secondo il diritto internazionale, da parte di USA e Israele (chiamata in Iran "Coalizione Epstein"), con l'appoggio sul campo, ormai certo anche se non dichiarato apertamente, di una coalizione di circa 40 paesi, compresi i potentati della penisola arabica (Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Bahrein), che gravitano nell'orbita statunitense-occidentale, fra cui, ahinoi, l'Italia in Iraq. Essi hanno contribuito a realizzare la difesa aerea di Israele con postazioni cosiddette di "multilivello", finalizzate non tanto ad intercettare missili iraniani diretti in Israele, quanto ad un'allerta precoce, utile ovviamente al solo Stato sionista.
Gli USA, trascinati in questa avventura da tutto l'establishement israeliano, dalle pressioni neocons in patria e forti della riuscita esperienza contro il Venezuela, erano sicuri già nei primi giorni di operare un cambio di regime mediante una intensa attività, mirata a:
decapitare la linea di comando e l'intera leadership politica iraniana;
distruggere totalmente soprattutto la capacità militare missilistica ed operativa iraniana di attacco/contrattacco.
Queste attese sono andate deluse.
2. L'Iran, dopo l'esperienza dell'anno precedente, si è preparata accuratamente:
il presidente iraniano, l'ayatollah Khameney, si è rifiutato di nascondersi e li ha attesi a viso aperto, sacrificando sé e la sua famiglia. Questo ha compattato e motivato enormemente gli Iraniani nell'affrontare il conflitto;
la linea di comando dell'esercito iraniano ha assunto una struttura "a mosaico", che ha garantito almeno 4 livelli di sostituzione rapida con direttive chiare;
è stata predisposta l'autonomia operativa dei gruppi militari con istruzioni fornite in anticipo;
simmetria operativa nella eventualità di un escalation sulla scelta degli obiettivi;
l'obiettivo iniziale è la distruzione delle basi statunitensi prossime e l'esaurimento del potenziale bellico della linea di difesa usa-israeliana di "multilivello", ad opera sia dell'Iran nella penisola arabica, sia delle milizie sciite, ricompattate, in Iraq che di Hezbollah in Libano, con gli Houti yemeniti pronti, "col dito sul grilletto", a bloccare l'ingresso a sud del Mar Rosso e a colpire, poi, direttamente il sud di Israele;
chiusura dello stretto di Hormuz al passaggio di navi commerciali dichiarate "ostili".
L'attacco all'Iran, iniziato il 28 febbraio 2026, non ha conseguito gli obiettivi prefissati da USA e Israele e si è trasformato, per la resilienza mostrata, in una guerra di attrito, voluta, cercata ed ottenuta dall'Iran. Scrivo queste note il giorno 13 marzo 2026, dopo due settimane di guerra e come andrà a finire nessuno può azzardare, ad oggi, una benché minima opinione.
Quel che mi preme sottolineare è un aspetto che potrebbe indurre a riflessioni fuorvianti circa il multipolarismo e, in particolare, sull'accordo sottoscritto nella adesione ai BRICS e BRICS+, di cui l'Iran è pienamente parte. C'è chi è rimasto sconcertato dal fatto che l'Iran abbia bombardato il territorio degli Emirati Arabi Uniti, anch'essi a pieno titolo nei BRICS+, e dell'Arabia Saudita che ha chiesto l'ingresso nella organizzazione multipolare; lo ha ottenuto nel 2023 e ancora deve ratificarlo.
Poi ci sono i 3 paesi del primo "triangolo" (Primakov), ovvero Russia, Cina e India. Il Primo Ministro indiano Modi si è recato in vista molto amichevole in Israele proprio alla fine di febbraio di questo anno, accolto pomposamente e calorosamente da Netanyahu, per rafforzare la partnership strategica, economica e di difesa tra le due stati e consolidare i legami bilaterali. Russia e Cina hanno operato singolarmente sulla base di trattati separati di cooperazione bilaterale strategica e militare con l'Iran. Visto così, per chi è avvezzo a considerare gli accordi multilaterali di tipo occidentale, come la NATO ad esempio, può sembrare un controsenso quanto sta avvenendo nei BRICS, fino ad avanzare l'ipotesi del suo fallimento operativo.
Intanto, c'è da dire che l'Iran, prima che iniziasse il conflitto, ha assunto un atteggiamento ritenuto un pilastro del multipolarismo; ha accettato, infatti, di supportare una via d'uscita diplomatica alla contrapposizione, dimostrandosi aperto ad una soluzione che fosse pacifica ed equa per entrambe le parti. Nel bel mezzo delle trattative si è trovato coinvolto in una guerra non dichiarata, in aperta violazione del diritto internazionale.
I BRICS e i BRICS+ operano in un ambito di accordo multilaterale di cooperazione soprattutto economica che sia equa e reciprocamente vantaggiosa, nel pieno rispetto, tuttavia, della sovranità di ciascun membro, dei suoi valori culturali e religiosi, delle istituzioni che si è dato, senza interferire nelle politiche interne altrui, in conformità agli ordinamenti ed alle istituzioni internazionali per le quali suggerisce e propone riforme che prendano atto della presenza di altri poli di civiltà e, infine, nella lotta congiunta contro il terrorismo e gli squibri commerciali. Il fine è la coesistenza pacifica, ottenuta con strumenti diplomatici, e lo sviluppo economico
Questi principi non impediscono, né contrastano accordi bilaterali di cooperazione con gli stati che non fanno parte dei BRICS+. Quindi l'India di Modi ha tutto il diritto di realizzare accordi per sé vantaggiosi con Israele e altri Stati non aderenti alla organizzazione multipolare. L'Iran ha sottoscritto con Russia e Cina accordi, resi pubblici, separati e di tipo bilaterale, a fini strategici e di cooperazione militare, consentiti dal diritto internazionale. Sulla base di questi accordi Russia e Cina sono intervenuti a fianco dell'Iran, ma non prevedono l'intervento militare reciproco e diretto in caso di conflitto, perché l'Iran stesso non ha mai prospettato a Russia e Cina un interesse in tal senso.
Nei casi relativi all'Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, l'Iran ha avvisato che l'intervento armato sarebbe stato limitato alle basi militari ed alle infrastrutture concesse agli USA e da essi utilizzate contro lìIran stesso. Questo stesso avvertimento, ripetuto incessantemente dalla parte iraniana, è stato dato anche ad altri che erano nella stessa situazione, come la Turchia che ha chiesto l'ingresso nei BRICS+.
Il quadro generale che, quindi, emerge da tutta questa situazione è che in atto c'è una guerra che non riguarda soltanto gli attori direttamente coinvolti; sta, invece, portando chiaramente alla attenzione globale che sta emergendo un nuovo modo, definito multipolare, di intendere la convivenza pacifica e di prospettare nuove basi per le relazioni internazionali fra gli stati. Chi si sta opponendo a che avvenga questa transizione è l'egemone unipolare statunitense che ha iniziato arbitrariamente una lotta senza quartiere, in assenza totale di regole e di rispetto altrui e basando ogni sua richiesta sull'uso della sola forza militare ed economica. Se l'Iran dovesse essere sconfitto in questa lotta per lui esistenziale, cosa succederà quando a misurarsi saranno potenze contrapposte, dotate di armi nucleari? A questo gli USA e l'Occidente ci stanno portando senza alcuna avvedutezza e, al solito, con molta miopia,
