Samuel P. Huntington: Lo scontro delle civiltà.

09.03.2026

di Gerardo Rapini

Perchè recensire un libro già ampiamente noto dovunque e certamente non più attuale. Nel 2021 sono stato incuriosito dal titolo ed, in effetti, l'occhiata veloce all'indice mi ha ingolosito. Tuttavia, man mano che procedevo nella lettura mi stupiva l'appello accorato dell'autore, rivolto soprattutto alla élite culturale statunitense, a tener conto di una sua intuizione-ipotesi formulata inizialmente nel 1993 in un suo articolo nella rivista Foreign Affairs, edita dal noto think tank Council on Foreign Relations (CFR), strettamente legata alla Fondazione Rockefeller che lo ha ampiamente finanziato e guidato politicamente, soprattutto nella persona di David Rockefeller. 

L'articolo titolava "The Clash of Civilizations?" (Lo scontro di civiltà?) e venne pubblicato nella edizione Estate del 1993. Le idee alla base di questo articolo erano state esposte, insieme ad altri interventi di diversi politologi, all'American Enterprise Institute for Public Policy Research (AEI), uno dei tanti think tank statunitensi, di ispirazione liberista e neoconservatrice (neocon), nel 1992. L'argomento assegnato era focalizzato sul tema "L'evoluzione degli scenari di sicurezza e gli interessi nazionali americani", in riferimento alla necessità di adattare la strategia di difesa USA ad eventuali nuove sfide geopolitiche. 

Erano quelli i tempi felici della fine della storia di F. Fukuyama, ovvero della ritenuta, definitiva, certificazione del dominio unipolare liberal-democratico a trazione USA. Chi ha seguito attentamente la prima parte del blog, può facilmente intuire quanto siano importanti per l'élite culturale statunitense e per il deep state le discussione teoriche dei think tank, continuamente alla ricerca di eventuali minacce all'orizzonte, a fronte di nuovi conflitti, per individuare le opportunità, favorevoli agli USA che ne possono conseguire. Spero che molti si siano accorti della mostruosità di questi ingranaggi che fanno capo al deep state. Le idee ed i suggerimenti dei think tank vengono scremati; le lobby le finanziano e i mezzi di comunicazione iniziano ad amplificarle; i politici le appoggiano; il Pentagono pianifica scenari di guerra; la CIA si mette in movimento; le ONG iniziano a preparare il terreno; la Casa Bianca le valuta, decide e inizia a mettere in campo il "trasbordo" ideologico; le guerre si scatenano: un esercizio costruito dopo la seconda guerra mondiale, ben oliato e ben strutturato.

La tesi esposta da Huntington nell'articolo, anche troppo corposamente sviluppata nel libro, partiva da una domanda, la quale sottintende una valutazione critica dell'ottimismo generato da Fukuyama che era accusato di distogliere, così, lo sguardo dai pericoli derivanti dall'integralismo musulmano, dalla crescita della potenza cinese (confuciana) e dalle piccole, ma molto funeste e dispendiose "guerre di faglia", (fault-line wars, come le chiama Huntington); soprattutto quest'ultime sono al centro della sua teoria geopolitica. Esse avvengono lungo i confini culturali che separano le grandi civiltà. Non sono scontri ideologici ma scontri per il controllo del territorio o delle persone tra gruppi che si percepiscono come culturalmente estranei. Inoltre, sono estremamente violenti e difficili da risolvere perché toccano l'identità profonda. La loro soluzione non può essere la diplomazia classica che, a mio giudizio, va letta come costante e dispendiosa presenza dell'esercito statunitense, ma non può più risolvere radicalmente i problemi di faglia. Essi possono essere risolti solo quando gli "Stati Guida"(Core States) delle rispettive civiltà (es. gli USA per l'Occidente, la Russia per gli ortodossi ...) intervengono per contenere i propri "clients" ed evitare così un'escalation globale.

Da qui il passaggio da un mondo unipolare a quello multicentrico o multipolare che non sarà facile, né molto vicino nel tempo. Il processo, secondo l'Autore, è, comunque, iniziato e potrebbe non essere più fermato.

«La mia ipotesi (sostiene Huntington) è che la fonte di conflitto fondamentale nel nuovo mondo in cui viviamo non sarà sostanzialmente né ideologica né economica. Le grandi divisioni dell'umanità e la fonte di conflitto principale saranno legate alla cultura. Gli Stati nazionali rimarranno gli attori principali nel contesto mondiale, ma i conflitti più importanti avranno luogo tra nazioni e gruppi di diverse civiltà. Lo scontro di civiltà dominerà la politica mondiale. Le linee di faglia tra le civiltà saranno le linee sulle quali si consumeranno le battaglie del futuro.» (Samuel P. Huntington) E' così che si è iniziato a parlare di multipolarismo.

Samuel.P. Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, ed. it. Garzanti, Milano 2021, pp. 496, collana Garzanti elefanti, € 18,00