5.1 Il Deep State (seconda parte)

18.01.2026

1950-1991


di Gerardo Rapini

Dalla metà del XX secolo il Deep state si consolida come apparato, si dà una struttura e si normalizza. Il sistema partitico degli USA favorisce questo processo. Infatti, la apparente differenza ideologica fra il Partito Democratico, di impostazione liberale, e il Partito Repubblicano, di impostazione più patriottica e isolazionista, sfuma sempre di più in un intreccio di interessi e motivazioni, fortemente legati alle lobby di cui si dota il sistema militare-industriale. Se nel ventennio precedente, in conseguenza della crisi depressiva del 1929, l'attenzione degli apparati statali e dei partiti era rivolta essenzialmente all'interno degli USA, ora si considera come teatro il mondo intero, con due motivazioni che vengono strettamente collegate fra loro: la necessità di contenere il blocco sovietico, per impedire la espansione del comunismo (motivazione ideologica, basata sulla antinomia irriducibile tra libertà democratiche e totalitarismo comunista) e la difesa degli interessi statunitensi. In altri termini, gli USA del dopo Yalta si fanno garanti sia delle democrazie occidentali, collocate già nella sua orbita, sia di quelle porzioni continentali del globo lasciate a se stesse e ritenute possibili "prede" del comunismo sovietico.

Per ottenere ciò occorre rafforzare, non abbandonare come era stato fatto in precedenza, l'autorevolezza militare e di intelligence, diplomatica e politica che l'esito della seconda guerra mondiale aveva ben evidenziato, con particolare riferimento all'utilizzo di bombe nucleari sul Giappone a Hiroshima e Nagasaki che provocherà la "corsa agli armamenti nucleari" da parte dell'URSS per pareggiare il principio di uguaglianza attraverso la deterrenza (vedi la crisi cubana del 1962).

Durante la "Guerra Fredda", l'esistenza di un nemico sistemico chiaramente identificabile (l'URSS) contribuisce a legittimare l'espansione e il rafforzamento degli apparati di sicurezza. Il Deep state opera in un contesto bipolare relativamente stabile, nel quale la logica della deterrenza e dell'equilibrio tra blocchi fornisce anche una cornice prevedibile all'azione strategica. In questo contesto il Deep state funziona benissimo. Non ha nulla che abbia a che fare con una stanza segreta, un capo supremo e un piano unico e occulto. A parte le coperture di intelligence e militari, tutto si svolge alla luce del sole, grazie alla inerzia istituzionale, ad interessi convergenti, alla memoria organizzativa, utilizzando il metodo tecnocratico-affaristico di controllo delle crisi, e alla paura del collasso, in una logica di governo che è sempre la stessa; cambia lo stile, all'interno di reti di potere:

  • Il Deep state è ciò che resta quando la democrazia finisce di votare;

  • L'esperto governa meglio dell'eletto;

  • Il Deep state impedisce che il sistema cambi troppo;

  • Non si difendono valori astratti, ma prevedibilità;

  • Non possiamo permetterci di fermarci;

  • Ogni crisi rafforza la struttura;

  • Non elimina tutti, ma isola, marginalizza, sostituisce.

Il Deep state diventa una realtà politica concreta. I suoi adepti sono facilmente riconoscibili perché quando si verifica una crisi, la soluzione proposta è una sola: "guerra" o, più pudicamente, "intervento militare".

Non è che dall'altra parte, quella del blocco social-comunista per intenderci, le cose vadano tanto diversamente. Di tutta evidenza, differisce la motivazione ideologica (lotta al capitalismo liberale, contro lo sfruttamento; per la pace e la libertà dei popoli dall'oppressione capitalistica americana, ecc. ecc. ecc.) e i militari sono parte importante dell'élite politica.

Tornando agli USA, il 17 gennaio 1961 il presidente D. Eisenhower, ex generale supremo delle forze alleate nella Seconda Guerra Mondiale e presidente repubblicano (1953-1961), a conclusione del suo mandato, tiene un discorso d'addio alla nazione americana molto significativo. Lo lima molto per non "offendere" i rappresentanti eletti del potere legislativo, ma avverte del pericolo del complesso militare-industriale; ovvero, l'intreccio di interessi tra le forze armate, l'industria della difesa e la classe politica (inclusi membri del Congresso o del Senato). Questa alleanza può influenzare le decisioni governative, spingendo verso maggiori spese militari, contratti lucrativi per le aziende e politiche estere aggressive, potenzialmente a scapito della democrazia.

  • «Nelle riunioni di governo, dobbiamo stare in guardia contro l'acquisizione di un'ingiustificata influenza, voluta o non richiesta, da parte del complesso militare-industriale. Il potenziale per un disastroso aumento di potere mal collocato esiste e persisterà. Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione metta in pericolo le nostre libertà o i processi democratici. Solo una cittadinanza attenta e informata può costringere il corretto ingranaggio dell'enorme macchina industriale e militare della difesa con i nostri metodi e obiettivi pacifici, in modo che sicurezza e libertà possano prosperare insieme». (Presidente D. Eisenhower: discorso alla Nazione del 17 gennaio 1961)

Oggi sappiamo benissimo che negli USA, aziende come Lockheed Martin, Boeing e Raytheon hanno a disposizione un budget militare enorme, che con Trump sta svettando fino alla cifra di 1,5 trilioni di dollari.

INFOGRAFICA 1, Come viene finanziato il complesso militare-industriale      

INFOGRAFICA 2. L'infinita macchina di guerra del complesso militare-industriale

Le due infografiche mostrano la circolarità in un'ottica di interventi militari all'interno del concetto di "guerre infinite", talvolta disastrose, come accaduto in Vietnam e in Afghanistan, tanto per citare due esempi macroscopici, volute e influenzate dal Deep state, ai fini della gestione di crisi sistemiche globali. Da esse emerge la pretesa degli USA di attribuirsi la titolarità del potere globale, che soddisfa, così, sia le èlites del Partito Democratico, molto sensibili anche sulla necessità di "esportare" i principi liberali, sia buona parte di quelle del Partito Repubblicano, particolarmente la "realista", che vuole, quando è possibile, una dimostrazione di grandezza, potenza ed efficacia militari.

A questo punto non ci resta che dare alcuni dettagli dei 4 pilastri, e che fior di pilastri, della struttura organizzativo-istituzionale USA, nei quali si è fortemente radicato il Deep state.

  1. FBI (Federal Bureau of Investigation)

La sua data di nascita risale al 26 luglio1908 quando l'allora Procuratore Generale (Attorney General) Charles Joseph Bonaparte creò una forza di agenti speciali, 34 in tutto, all'interno del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Venne denominata FBI nel 1935.

Ruolo istituzionale

  • Polizia federale e controspionaggio interno.

  • Enorme potere investigativo.

  • Relazione con l'idea di deep state -

E' "Deep state":

  • L'FBI tende a proteggere l'istituzione stessa, la propria credibilità e il proprio mandato.

  • Può sviluppare bias istituzionali (eccessivo affidamento sulla prima informazione ricevuta) contro leader percepiti come minaccia allo "stato di diritto" o all'ordine.

  • Non serve una cospirazione: bastano incentivi, carriera, cultura professionale.

Differenza chiave con la CIA:

  • L'FBI agisce dentro il sistema legale, con tribunali e procedure.

  • I conflitti sono più politico-giudiziari che strategico-militari.

Sintesi:
L'FBI rappresenta il Deep state come burocrazia giudiziaria autonoma.


    2. CIA (Center Intelligence Agency)

Ruolo istituzionale

  • Intelligence estera: raccolta informazioni, analisi, operazioni clandestine.

  • Non ha poteri di polizia interna (almeno formalmente).

Relazione con il Deep state.

Perché viene spesso citata:

  • Storico di operazioni segrete (Guerra Fredda, colpi di Stato, operazioni sotto copertura).

  • Elevata opacità.

  • Relazione diretta con il potere esecutivo, ma continuità interna molto forte.

  • La CIA tende a difendere la propria visione strategica del mondo (minacce, alleanze).

  • Può resistere a presidenti percepiti come "imprevedibili" o contrari al consenso di sicurezza nazionale.

  • Influenza tramite informazioni selezionate, framing delle minacce (la percezione e le decisioni di una persona cambiano a seconda di come le informazioni vengono presentate-"incorniciate", anche se il contenuto oggettivo è identico), leak (materiale non ancora uscito ufficialmente viene rubato e pubblicato online in via non ufficiale).

Limiti reali:

  • È soggetta a controllo politico e parlamentare.

  • Non decide la politica estera da sola.

  • Spesso sbaglia, ma gli errori sono importanti per la gestione di crisi future.

Sintesi: la CIA incarna l'idea di Deep state come élite tecnocratica (permanente e molto ben finanziata).


    3. Pentagono/apparato militare

Ruolo istituzionale

  • Forze armate e pianificazione militare.

  • Budget enorme (non sempre ben rendicontato), infrastruttura globale.

Relazione con l'idea di Deep state:

  • Continuità strategica indipendente dai cicli elettorali.

  • Forte legame con industria della difesa (complesso militare-industriale).

  • Capacità di influenzare la politica estera tramite "fatti sul terreno".

  • Il Pentagono tende a:

    • privilegiare soluzioni militari,

    • mantenere teatri operativi aperti,

    • giustificare budget e presenza globale.

  • Può rallentare, reinterpretare o diluire direttive politiche non gradite.

  • È subordinato formalmente al potere civile.

  • Non governa direttamente.

  • I vertici cambiano, ma la dottrina resta.

Sintesi: il Deep state nel Pentagono è inerzia strategica e interessi strutturali.


    4. Elites economiche e industriali strategiche

  • grandi gruppi industriali strategici;

  • banche e finanza internazionale;

  • dirigenti d'impresa con accesso diretto allo Stato;

  • reti transnazionali di interessi economici.

    Fattori decisivi

  • ricostruzione post-bellica

  • economia di guerra permanente

  • competizione USA–URSS

  • crescita dello Stato interventista

  • sistema lobbistico delle "porte girevoli" (Passaggio con ricca retribuzione dal servizio negli apparati politico, burocratico e militare a quello economico e industriale)

Nasce e si stabilizza così una simbiosi tra Stato e grande capitale.

Con la dissoluzione dell'URSS (1991), gli USA entrano in una fase unipolare caratterizzata da una supremazia militare, economica e tecnologica senza precedenti. In questo periodo, il Deep state assume un ruolo di gestore dell'ordine globale, sostenendo l'espansione delle istituzioni occidentali e la diffusione di un modello economico e politico liberale, grazie anche ad un nuovo reticolo di ONG, lautamente finanziato anche da privati (Rockfeller, Soros, tanto per dare un'idea).