E. M. PRIMAKOV: autorevole voce inascoltata a Ovest
di Gerardo Rapini

Nell'ultima decade del XX secolo l'URSS si dissolve e si sgretolata in Stati nazionali autonomi e sovrani. I tre paesi baltici (Lettonia, Estonia e Lituania) sono i primi a dotarsi di autonomia e indipendenza tra il 1991 e il 1993. L'8 dicembre 1991, l'Accordo di Belaveža in Bielorussia consentì a Bielorussia ed Ucraina l'autonomia politica e, pochi giorni dopo, il 21 dicembre, con il Protocollo di Alma-Ata insieme ad altre 8 repubbliche ex sovietiche (Armenia, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan) si unirono con la neonata Repubblica Socialista Sovietica Federativa Russa nella CSI (Comunità degli Stati Indipendenti), un'organizzazione regionale basata sulla sovrana uguaglianza dei suoi membri. Il 21 dicembre 1991 si unisce alla CSI la Moldavia e due anni dopo la Georgia.
La Repubblica Socialista Sovietica Federativa Russa acquisì, a livello internazionale, tutti i rimanenti diritti della ex URSS e divenne, in seguito al referendum del 1993 con il 58% dei voti, uno Stato democratico di diritto, fortemente presidenzialista, federale e multinazionale, geograficamente "euroasiatico", con oltre 190 gruppi etnici ed una popolazione di 147 milioni di persone a predominanza etnica russa, tra il 71 e l'81%. (Per saperne di più sulla Russia e la sua identità storica consiglio la lettura del corposo e documentato contributo di P.F. Zarcone, La Terza Roma: identità e conseguenze, in "Studi Interculturali", 27-02-2003, del Dipartimento di Studi Umanistici – Università di Trieste, coordinata dal prof. Gianni Ferracuti, liberamente scaricabile in PDF a questo indirizzo: https://interculturalita.it/wp-content/uploads/Studi-Interculturali-2023-02-27-completo.pdf ).
B. N. El'cin primo Presidente della Repubblica Socialista Sovietica-Federazione Russa (1991-1999)

Nominato presidente della Repubblica Socialista Sovietica Federativa Russa nel 1991, guidò la iniziale e difficile transizione verso il modello "liberale, occidentale e democratico", il libero mercato, dei quali era convinto sostenitore, vincendo le resistenze di una parte dell'apparato sovietico ancora rimasto. Nel dicembre dello stesso anno il Soviet Supremo approvò la legge che modificava il nome della repubblica in Federazione Russa. Nel dicembre1993 varò la nuova costituzione e venne eletto presidente nel 1966, dopo una competizione serrata con il comunista Zuganov.
Ereditò un paese stremato e fortemente disorientato e dovette far fronte ad un tentativo di colpo di stato nel 1991 ed alla crisi costituzionale del 1993. Inizialmente godette anche di molta popolarità e questo gli permise di avviare riforme molto dolorose ("terapia d'urto") che, tuttavia, favorirono una vera e propria predazione da parte dei cosiddetti oligarchi "liberali" che ottennero a prezzi "stracciati" il controllo di grandi aziende estrattive, dell'industria pesante e delle comunicazioni. L'inflazione a tre cifre distrusse i risparmi delle famiglie. La disastrosa e sanguinosa guerra in Cecenia iniziata nel 1994, sfuggita completamente al suo controllo, fu un fallimento.
Pur essendo stato un funzionario sovietico e ateo per gran parte della vita, El'cin ebbe un rapporto molto stretto con il Patriarca Alessio II; si avvicinò pubblicamente alla fede ortodossa dopo l'elezione e firmò una legge che riconosceva alla Chiesa Ortodossa un "ruolo speciale" nella storia e nella cultura russa.
In politica estera El'cin cercò di integrare la nuova Russia nel sistema occidentale, passando da un'iniziale fase di forte cooperazione a un periodo di crescenti tensioni e delusioni. Stabilì un rapporto personale molto stretto con il presidente Bill Clinton, culminato in accordi sul disarmo nucleare come il trattato START II. La Federazione Russa fu ammessa nel G7 come componente a pieno titolo e aprì la Russia agli investitori stranieri. Dovette subire l'allargamento verso Est della NATO ("pace fredda"), pur avendo aderito nel 1994 ad un programma di cooperazione nel tentativo di influenzare l'architettura di sicurezza europea, Russia inclusa. Nel 1999, in conseguenza di una forte crisi politica, decise di dimettersi da presidente nominando a questo ruolo ad interim V. Putin.
E.M. Primakov e la prima formulazione geopolitica del multipolarismo.

Evgenij Maksimovič Primakov (1929–2015) è stato uno dei più influenti statisti, diplomatici e accademici russi e sovietici del XX e XXI secolo. È considerato l'architetto della moderna politica, non solo estera, russa e il padre del concetto di multipolarismo, in larga parte ritenuti i pilastri della attuale "dottrina Putin".
Dal 1991 al 1996 diresse il Servizio di Intelligence Estera (SVR) su nomina di El'cin al fine di gestire l'intelligence russa dopo lo scioglimento del KGB:
Conservò le competenze e i quadri tecnici del vecchio apparato dell'intelligence estera del KGB;
Ridefinì le priorità in chiave pragmatica e non ideologica, focalizzandola sulla difesa degli interessi nazionali e sullo spianaggio economico e scientifico-tecnologico;
Sotto la sua direzione l'SVR pubblicò un influente rapporto pubblico che avvertiva dei rischi geostrategici e militari legati all'espansione della NATO verso EST (la "linea rossa");
Rafforzò le operazioni di intelligence nelle ex repubbliche sovietiche (CSI);
Diede all'SVR un "volto pubblico"per legittimare il ruolo del servizio agli occhi dell'opinione pubblica russa e internazionale, contrariamente alla estrema segretezza del KGB;
Questa esperienza gli permise di guardare il mondo senza lenti ideologiche, ma attraverso i dati nudi e crudi e i rapporti di forza reali. Essa plasmò la sua visione politica che lo guiderà negli anni successivi, dal 1996 al 1999, quando El'cin lo volle prima come ministro degli Esteri, da gennaio 1996 a settembre 1998, e poi come primo ministro fino al 1999. La "dottrina Primakov della multivettorialità" era basata su:
Realismo pragmatico.
Mentre i politici russi dei primi anni '90 (come Kozyrev) speravano in un'integrazione totale e amichevole con l'Occidente, Primakov riceveva rapporti dell'SVR che mostravano come gli Stati Uniti continuassero a trattare la Russia come uno sconfitto della Guerra Fredda. Questo lo portò a sviluppare un realismo pragmatico: la Russia non doveva cercare "amici", ma difendere i propri interessi nazionali.
La Russia, "Grande Potenza" (Derzhavnost).
Primakov vide che la Russia, pur in crisi economica, manteneva un apparato di intelligence, un arsenale nucleare e una rete diplomatica da superpotenza. Convincendo El'cin di questo, trasformò la politica estera da "seguace dell'Occidente" a polo indipendente. La sua dottrina stabilì che la Russia non poteva essere un attore regionale, ma doveva sedere al tavolo dei grandi.
RIC (Russia,India e Cina) e multipolarismo.
Grazie alla sua rete di contatti nell'intelligence (specialmente nel mondo arabo, lingua che parlava fluentemente), Primakov capì che il dominio unipolare americano era instabile ("miopia politica"). Iniziò quindi a tessere relazioni con Cina e India, nonostante le inimicizie ancora profonde fra i due, (il "triangolo strategico RIC"), usando i canali dello spionaggio e della diplomazia parallela per gettare le basi di quello che oggi conosciamo come BRICS-BRICS+ e multipolarismo.
Opposizione alla NATO.
Primakov capì, prima dei politici di carriera, che l'avvicinamento dell'Alleanza ai confini russi sarebbe stato interpretato dall'apparato di sicurezza come una minaccia esistenziale, una visione che ha dominato la politica russa fino ad oggi.
Rapporti pragmatici con la Chiesa Ortodossa Russa (ROC) per ricostruire l'identità nazionale e la coesione russe. Primakov vide nell'Ortodossia un alleato strategico e un fattore di continuità storica capace di riaggregare la società russa attorno a valori tradizionali, contrapposti al neo liberismo occidentale degli anni '90 in Russia. Sotto la sua influenza, iniziò a riemergere il concetto di "sinfonia" tra Stato e Chiesa, un modello in cui il potere spirituale sostiene il potere secolare.
Ancora oggi il suo pensiero e la sua pratica politica sono molto studiati e periodicamente si tiene in Russia un Forum "Letture di Primakov" a cura dell'Istituto Primakov di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO), diventato un'altra importante piattaforma di punta della Russia per una discussione significativa e professionale sulle questioni internazionali più urgenti, insieme al Valdai Club.
Il suo ultimo libro Un mondo senza la Russia? Le conseguenze della miopia politica è stato stampato in edizione italiana postuma da Pacini ed., Roma 2018. La tesi sostenuta la si può così sintetizzare:
La Russia è «lungi dall'idea di affermare il proprio ruolo nel mondo attraverso lo scontro con tutti e sbagliano quei politici occidentali che agiscono sulla base di tale visione. In ogni caso la fretta di quanti hanno cancellato la Russia dalla lista delle superpotenze, sottovalutandone la forza e le prospettive di sviluppo è stata frutto di incredibile miopia politica. La Russia rimane, anche dopo lo scioglimento dell'URSS, il Paese più esteso della Terra, nel suo sottosuolo si trova circa il 50% di tutte le risorse naturali del pianeta e, oltre a ciò, possiede uno straordinario potenziale intellettuale.»
L'eco di questi convincimenti lo si avverte fortemente anche nella "dottrina Putin", con il quale Primakov intrattenne rapporti amichevoli, fino a ritirarsi dalla competizione elettorale a Presidente della Russia del 2000, facendo convergere su di lui il consenso del partito "Patria - Tutta la Russia" (Otechestvo – Vsya Rossiya, OVR) che Primakov stesso aveva fondato insieme a J.M.Lužkov, sindaco di Mosca
