L'Occidente geopolitico: una costruzione artificiale, frutto della guerra fredda culturale.

16.04.2026

di Gerardo Rapini

Fonti bibliografiche:

F.S. Saunders, La guerra fredda culturale. La CIA e il mondo delle lettere e delle arti, trad. it., Roma, Fazi ed. 2004;

H. Ritz, Perché l'Occidente odia la Russia, trad. it., Roma, Fazi ed., Roma 2026;

https://www.bilderberg.org/cff.htm

https://www.cia.gov/readingroom/

Paper CIA. France: Defection of the Leftisti Intellectuals. A research Paper, 1985 - Declassificato il 13/5/2011 (FOIA)

Cessata la II Guerra Mondiale e consolidati gli accordi di Yalta, gli USA entrarono in modalità antirussa e antisovietica. Nel continente nordamericano aveva preso piede un angosciante senso di terrore nei confronti del comunismo. Così l'Europa veniva considerata una importante piattaforma di contenimento dell'URSS. Tuttavia, la presenza di forti e radicati partiti socialisti e comunisti, soprattutto in Francia, Italia e Grecia, costituiva un evidente problema in quanto molto proiettati verso l'Unione Sovietica. La CIA si occupò, da subito e a tempo pieno, della questione e abbiamo disponibile una puntuale documentazione declassificata sul suo operato in Europa, in tal senso.

La guerra fredda culturale dagli anni '50 agli anni '80.

Il timore che i partiti socialisti e comunisti europei potessero essere in grado di conquistare il potere attraverso le libere competizioni elettorali, comportava una elevata valutazione di rischio. Sappiamo dei fiumi di denaro, sotto varie forme, che affluirono nelle case dei partiti e delle organizzazioni di contrasto. La CIA, in particolare, non sottovalutò il sostegno anche ad operazioni culturali collocate sotto l'ombrello ideologico: libertà e democrazia contro ogni totalitarismo e dittatura.

Nel 1950, non a caso a Berlino, la CIA dette vita, sotto copertura, al CCF (Congress for Cultural Freedom – Congresso per la Libertà di Cultura), una "lega" antistalinista e conservatrice, che si diffuse in 35 paesi e che oggi potremmo definire il primo prototipo di ONG-Organizzazione non Governativa infiltrante. I finanziamenti affluivano copiosi da numerose fondazioni, fra le quali spiccavano la Fondazione Ford e la Fondazione Fairfield. In realtà, in conseguenza di una inchiesta del New York Times del 1967, si scoprì che le somme versate venivano segretamente restituite loro dalla CIA.

La finalità culturale del CCF ruotava attorno alla difesa dei valori del liberalismo, mediante la pubblicazione di riviste, conferenze, campagne di pubbliche relazioni, dibattiti intellettuali. Tra i precursori c'era S. Hook, professore di filosofia, ex comunista e amico di J. Dewey che radunò un gruppo di scrittori liberali e socialisti "Americani per la Libertà intellettuale" per contrastare la conferenza di pace al Waldorf-Astoria a New York City, dietro la quale c'era lo zampone dell'orso sovietico. Il CCF radunò attorno a sé intellettuali liberali, conservatori ed ex-comunisti antistalinisti di rilievo e, fra essi, Benedetto Croce, Ignazio Silone. Bertrand Russell, Arthur Koestler, Arthur Schlesinger jr., Karl Jaspers, per nominarne alcuni. Questa esperienza, nonostante una perfetta organizzazione garantita dai cospicui finanziamenti, perse, tuttavia, gran parte della sua influenza nel 1967, allorquando si scoprì che a finanziarla era la CIA. L'aspetto strategico importante che da tutto ciò emerse.La CIA tenne molto in considerazione per il futuro  l'idea di favorire la nascita e il consolidamento di una sinistra non comunista e antisovietica, plasmata non in senso marxista ma dai valori del liberalismo progressista.

Apripista inconsapevole, in tal senso, fu il dibattito alimentato dal "Club di Roma", fondato da A. Peccei, un manager FIAT di orientamento laico e progressista, e A. King presso l'Accademia dei Lincei a partire dal 1968. Riunì scienziati, economisti e leader globali per analizzare la "problematica mondiale", ovvero l'interconnessione tra crisi ambientale, economica e sociale. È celebre per il rapporto del 1972 commissionato dal MIT, che per primo ipotizzò l'impossibilità di una crescita infinita in un pianeta dalle risorse limitate/finite. Il legame tra il Club di Roma e la sinistra non comunista (socialisti, socialdemocratici, repubblicani e radicali) si consolida mediante la comune ricerca di un "modello di sviluppo alternativo" che non fosse né il capitalismo sfrenato né il centralismo sovietico (distanziamento dal totalitarismo sovietico); si concentrava sulla crisi ecologica e sistemica, diventando un punto di riferimento scientifico per quell'area politica che cercava di modernizzare la società attraverso la programmazione e il riformismo. La sinistra non comunista fu la prima a integrare l'ecologia nel proprio programma. Il rapporto del Club di Roma fornì l'alibi scientifico per criticare il mito della crescita infinita, tema caro ai nascenti movimenti Verdi e all'ala ambientalista del socialismo. Inizialmente, il PCI-Partito Comunista Italiano guardò con sospetto al Club di Roma, definendo spesso le tesi sui limiti della crescita come "neo-malthusiane" (fra cui la completa liberalizzazione dell'aborto) o funzionali agli interessi del grande capitale (data la vicinanza di Peccei alla Fiat). Solo molto più tardi, con la svolta ambientalista degli anni '80, queste distanze si accorciarono.

Proprio in quegli anni e più esattamente nel 1985, la CIA, ancora molto attenta agli sviluppi della idea residua nell'esperienza del CCF, elabora un documento rimasto classificato e soggetto a segretezza fino al 2011, quando venne declassificato, dal titolo "France: Defection of the Leftist Intellectuals. A research Paper"  (Francia: la defezione degli intellettuali di sinistra. Una ricerca). Si tratta di un documento di 22 pagine (sono oscurati il nome del preparatore e del direttore-Capo dell'EURA) nel quale la CIA osservava come il cambiamento, alimentato dai "nuovi filosofi" e dal post-strutturalismo, potesse promuovere, sotto la soglia di percezione diretta (H. Ritz), posizioni più filo-americane e allineate agli interessi della NATO.





L'indice è così articolato:

I punti chiave del documento:

  • Declino del MarxismoGli analisti della CIA osservano come, a partire dagli anni '70, molti intellettuali francesi (definiti "New Philosophers"-Nouveax Philosophes) abbiano iniziato a rigettare il marxismo, sviluppando una profonda antipatia per il modello sovietico.

  • Ruolo dei filosofi: Il rapporto cita esplicitamente figure come Michel Foucault, Jacques Lacan e Roland Barthes. Gli analisti notano come queste teorie post-strutturaliste e la loro ricaduta (deboarding) stessero frammentando la sinistra tradizionale, rendendo difficile la mobilitazione contro le politiche degli Stati Uniti.

  • Impatto politico: La CIA vedeva questo "nuovo clima d'opinione" come un vantaggio strategico, poiché privava il Partito Socialista di François Mitterrand della sua storica base di supporto intellettuale, mettendolo in difficoltà nel giustificare politiche radicali.

  • Teoria come arma: Il documento suggerisce che l'Agenzia considerasse la teoria e la cultura come armi cruciali per minare l'egemonia culturale della sinistra e promuovere interessi neoliberali.

Ma, aggiungo, ci sono anche L. Febvre e F. Braudel "esponenti di spicco della scuola degli Annales. Le scienze storiche vengono sottratte all'influenza di Marx che viene utilizzato solo come punto di partenza, ma non più come obiettivo della loro analisi" (H. Ritz, op. cit. p. 185).



Poi c'è tutta l'attività intellettuale dei Nuoveaux Philosophes, balzati agli onori della cronaca nel 1977 (A. Glucksmann, B-H. Levy, C. Jambet, G. Lardreau e J-P. Dollé).


I loro punti cardine erano:

  • Critica del Marxismo come "Religione Secolare": essi sostenevano che il pensiero di Marx portasse inevitabilmente al totalitarismo. Il GULag non era un errore del sistema, ma la sua logica conseguenza.

  • Il primato dell'Etica sulla Politica: contrapponevano i diritti umani universali alla politica di potenza e alle ideologie rivoluzionarie.

  • Il rifiuto dei "Maestri Pensatori": Glucksmann pubblicò un libro omonimo (Les Maîtres Penseurs) accusando i grandi filosofi tedeschi (Fichte, Hegel, Marx) di aver fornito le basi giustificative per i regimi oppressivi del XX secolo.

  • Molti di loro erano stati maoisti o trotzkisti durante il '68 francese. La loro conversione fu vista dalla sinistra tradizionale come un tradimento, mentre per la CIA (come da documento del 1985) era la prova della "fine dell'egemonia culturale comunista".

I Nouveaux Philosophes fornirono la base intellettuale per una sinistra che voleva essere "di governo", ma non più marxista. In Francia ebbero una calorosa e prolungata accoglienza nei mezzi di comunicazione. In Italia, questo influenzò profondamente l'area socialista (craxiana) e laica, che cercava una via democratica e occidentale alternativa al compromesso storico tra DC e PCI e, quindi, ai rischi relativi all'ingresso nel governo dei comunisti.

Volendo spingere su una conclusione riassuntiva, estranea questa alla analisi della CIA ma importante, è l'abbraccio fra la modernità che tutto distrugge e la post-modernità che tutto de-costruisce, svuotando ogni significato dei valori ultimativi e troncando ogni legame con il passato, verso il quale non bisogna nutrire la benché minima nostalgia.

Inoltre, la cultura che ha delineato e alimentato la postmodernità, anche grazie a una particolare rilettura di Nietzsche, ha svuotato le grandi certezze sulle quali si è poggiata nei secoli la cultura europea.

  1. La "Morte di Dio" e la fine delle Grandi Narrazioni.

    Per i postmoderni, la "morte di Dio" annunciata da Nietzsche non riguarda solo la religione, ma la caduta di ogni fondamento assoluto. Jean-François Lyotard, definendo la postmodernità, parla di "fine delle grandi narrazioni" (come il progresso scientifico o la rivoluzione comunista). Senza un "centro" del mondo, rimangono solo frammenti e interpretazioni.

  2. Il Prospettivismo: "Non esistono fatti, solo interpretazioni"

    Questa celebre frase di Nietzsche è il pilastro della postmodernità. Se non esiste una verità oggettiva, la conoscenza diventa una questione di potere e di punti di vista.

  3. La Genealogia come metodo.

    Nietzsche non si chiedeva "cos'è la verità?", ma "chi la vuole e perché?". I postmoderni adottano questo metodo genealogico: invece di cercare l'origine nobile di un'idea, ne scavano le radici basse, fatte di istinti, paure e lotte per il dominio. Questo ha permesso alla sinistra non comunista di criticare il potere senza usare la dialettica marxista.

  4. L'Oltreuomo e la liberazione del desiderio.

    Nella postmodernità, l'Oltreuomo (Übermensch) viene spesso reinterpretato in chiave meno eroica e più "liberatoria": è l'individuo che crea i propri valori in un mondo senza senso, rifiutando la "morale del gregge". Questo aspetto ha influenzato profondamente la cultura del narcisismo e dell'autorealizzazione tipica della fine del XX secolo.

Perché la CIA era interessata?

Tutto questo armamentario culturale era utile in funzione anti-sovietica e anti-russo perché:

  1. sostituiva la lotta di classe (collettiva) con la volontà di potenza (individuale o di gruppo);

  2. rendeva il cristianesimo e il marxismo dottrine "vecchie", dogmatiche e repressive rispetto alla vitalità e alla libertà del pensiero nietzschiano.

Per questi pensatori, il cristianesimo non è solo una religione, ma la radice di tutti i sistemi "chiusi" e moralistici, incluso il socialismo reale, ritenuto una versione laica, secolarizzata, del cristianesimo.

A sinistra, il rapporto tra capitale e lavoro non interessa più, come non sono più da tutelare i diritti dei lavoratori, la lotta di classe, lo sfruttamento, il proletariato, la rivoluzione socialista, la pace, la lotta all'imperialismo e gli altri temi significativi, lasciando il posto ai diritti civili, al rapporto natura/cultura, alla cultura woke.

E la CIA, in tutto ciò? Ha favorito, mantenendo bassa la soglia di percezione, il passaggio (debording) dei prodotti della nuova élite culturale europea, apparentemente riservata a specialisti, alla industria culturale di massa e ai mezzi di comunicazione (giornali, TV, cinema), parte integrante della politica culturale della guerra fredda.

Dagli archivi declassificati emerge che la CIA apprezzava questa "decostruzione" dei valori tradizionali, perché indebolire il cristianesimo e il marxismo significava abbattere le due grandi forze collettive che in Europa si opponevano al neoliberismo.

    Una società senza più "grandi narrazioni" morali o religiose è una società di consumatori individualisti, più facili da inserire nel mercato globale guidato dagli USA. Ma soprattutto l'Unione Sovietica, da un punto di vista geopolitico, non è più un riferimento e l'Europa ha definitivamente perso ogni legame con il suo passato; si è americanizzata nel suo pensiero e nella pratica quotidiana, privata dei suoi fondamenti storici, culturali e della sua tradizione composita. Questo è l'Occidente geopolitico, ovvero un'area culturale artificialmente creata, geograficamente composita (vedi il contributo in questo blog, Occidente: un anomalia della storia), fortemente americanizzata secondo la teoria e la prassi del neo liberismo.

    Concludo con un aneddoto che io penso sia significativo, da un ricordo del passato. Ebbi modo di reincontrare dopo una ventina di anni un amico, conosciuto all'Università. Era diventato consigliere regionale ed era capace di dialogare con colleghi della parte politica opposta. Parlando con una di essi le disse:" Io sono fascista; tu sei comunista. Ma come è accaduto che tutti e due siamo diventati liberali?". Penso di aver trovato finalmente la risposta.

Download del testo PDF del Research Paper CIA - France: Defection of the Leftist Intellectuals (FOIA)