L'Occidente: una anomalia della storia, ovvero il risultato casuale, ma non troppo, di una artificiale superiorità.
di Gerardo Rapini

E' decisamente interessante scoprire,
da un punto di vista storico, di estrema attenzione alle fonti, che
il concetto di Occidente così come noi lo utilizziamo nel
linguaggio corrente, è il frutto di una enorme semplificazione e costituisce una "anomalia storica". Se dovessimo porci la domanda
ed analizzarla attentamente: "Chi fa parte dell'Occidente?",
per definirne i confini geografici e le affinità dal punto di vista
della antropologia culturale, non possiamo nascondere che elencare
gli Stati che lo compongono qualche interrogativo lo pone. Cosa hanno
a che fare il Giappone, la Corea del Sud, l'Australia o la Nuova
Zelanda con l'Europa o gli USA, dal punto di vista della collocazione
geografica? Chi sta ad Oriente e cosa è Occidente?
La loro collocazione sul mappamondo e le differenze culturali la
dicono molto sul fatto che abbiamo a che fare con civiltà molto
diverse tra loro. Evidentemente, la definizione concettuale poco ha a
che fare con i confini geografici e la diversità delle culture.
Possiamo dire, come normalmente si percepisce questo complesso di
Stati, che essi sono accomunati dalla condivisione della forma
democratica nelle istituzioni, dalla scelta giuridica dello stato di
diritto, dei diritti civili, da una economia fondata sui principi del
liberalismo e del libero mercato di stampo capitalistico e così via,
ma non dalla collocazione geografica, né dalla cultura di ogni
singola civiltà. Abbiamo a che fare con nuovi principi di convivenza
le cui motivazioni sono facilmente rintracciabili, soprattutto in
conseguenza degli esiti della seconda guerra mondiale. Ciò vale
anche per gli USA e l'Europa che, seppur divisi da un oceano, sono
considerati come l'Occidente per eccellenza.
Come si può intuire da questa premessa, le implicazioni possibili non sono, a mio avviso, di poco conto e coinvolgono, in particolare, la conformazione di quella aureola di "civiltà progredita e superiore alle altre", ben presente nei manuali scolastici di storia, dalla scuola primaria in su: una semplificazione frutto di una lettura ideologica, appunto.
La Columbia University di New York City ha svolto un ruolo pioneristico e fondamentale nella costruzione accademica e culturale del concetto di "Occidente", in particolare attraverso il suo Core Curriculum, nato ufficialmente nel 1919 e articolato in due momenti chiave nel corso "Introduction to Contemporary Civilization in the West" (Introduzione alla civiltà contemporanea nell'Occidente):
Contesto: creato in risposta alla Prima Guerra Mondiale, il corso mirava a dare agli studenti una base comune di valori e conoscenze storiche per comprendere i problemi della pace e della modernità.
Impatto: Questo modello divenne il prototipo per i corsi di "Western Civilization" (Civiltà Occidentale) in tutti gli Stati Uniti, codificando l'idea di una traiettoria storica lineare che partiva dalla Grecia antica e arrivava alle democrazie liberali americane.
Una prima revisione critica di questi principi venne effettuata ina trentina di anni dopo. Essa consisteva soprattutto nel trasformare lo studio dell'Occidente da una semplice narrazione di eventi a una discussione critica sui fondamenti morali e sociali della società moderna. In questo contesto, è di tutta evidenza che tale conclusione era ampiamente influenzata dalle decisioni prese a Yalta, da una cultura storica imbevuta di formulazioni filosofiche e fra esse la semplicistica ossatura interpretativa hegeliana tesi-antitesi-sintesi e dal massiccio impatto propagandistico e mediatico. Ci fu anche una prima presa di posizione critica, non ascoltata, da parte di E. Said, il quale sosteneva che l'idea di "Occidente" non era un'entità geografica oggettiva, ma una costruzione culturale creata per contrapposizione all'Oriente, servendo spesso a giustificare l'imperialismo e l'egemonia culturale europea e americana. Questa posizione di E. Said ha dato l'abbrivio alla reazione Woke (Sveglia), anch'essa, purtroppo, avvelenata dal punto di vista ideologico, più che da quello storico e fattuale. Quindi, dobbiamo tenere ben presente che, quando parliamo di Occidente, intendiamo queste cose qui dette.
In realtà, la ricerca storica contemporanea finalizzata ad individuare la presenza di questo termine in fonti precise ed accurate, possiamo semplificarla così. Per gli antichi popoli che abitavano le terre attorno al Mediterraneo, l'Occidente era il luogo dove tramontava il sole e così è stato per molti secoli.
Bisogna arrivare al 7 giugno 1494 d.C., in concomitanzia con la nuova via per le Indie aperta da C. Colombo e più precisamente al Trattato di Cordesillas in seguito alle dispute fra spagnoli e portoghesi, in base al quale venne tracciata una banda o (raya) verticale, più o meno ad un centinaio di chilometri dalle isole di Capoverde, che tagliava l'Oceano Atlantico in due parti geografiche, per la prima volta, denominate Oriente e Occidente, la prima assegnata ai portoghesi e la seconda agli spagnoli. In particolare quella divisione riguardava i mercati (interesse portoghese), più che una spartizione di terre (interesse degli spagnoli). E' questo trattato la prima fonte storica che stabilisce confini geografici fra Oriente e Occidente e appartenenza.
Bisogna poi attendere gli anni '90 del XIX secolo e più precisamente un atto della diplomazia britannica dove compare la divisione fra Vicino-Medio-Estremo Oriente in riferimento ad un Occiente tutto inglese ed, in parte, europeo. Scomparirà successivamente alla dissoluzione dell'Impero Ottomano, dopo la prima guerra mondiale (1915-1918), la dicitura vicino Oriente, che viene inclusa nel medio Oriente.
Come già detto, nel 1919 la Columbia University prende una iniziativa importante ai nostri fini e, sminuendo apparentemente alcune indicazioni geografiche, ne fa una ambigua e infondata questione di civiltà storica e morale del tutto ingiustificabile: una "anomalia storica", appunto.
Per saperne di più, consiglio la lettura di uno studio recente, molto ben documentato, di A. Vanoli, uno storico, dotato di una particolare capacità divulgativa, pubblicato nel 2024 dall'editore Laterza di Bari con il significativo titolo L'invenzione dell'Occidente.
Quali possono essere le implicazioni:
Sgombrare la mente da tale ambiguità restituisce al concetto di civiltà e di stato-civiltà il giusto spazio geografico, culturale, geopolitico proprio del fondamento multipolare e toglie legittimazione al pensiero artificiale, predatorio e bellicoso, uniformante, globalista, unipolare e progressista di matrice liberal-democratica.
Ogni popolo ha un suo modo unico di pensare e percepire il mondo (oggetto di studio della etno-sociologia).
I diversi popoli (Russi, Europei, Cinesi, ecc.) possano coesistere solo se viene rispettata la loro radice etnica profonda.
Ogni stato-parte di una civiltà va rispettato nel momento in cui si dota liberamente delle forme di governo e delle alleanze che ritiene più consone sulla base delle proprie tradizioni e dei propri valori.
Su queste basi di rispetto reciproco, alla diplomazia e agli organismi internazionali preposti e riformati spetta la soluzione delle controversie.
Tutti gli stati-parte di civiltà hanno diritto di prosperare, mediante accordi bilaterali o multi-laterali, attraverso il commercio equo e reciprocamente vantaggioso
L'Europa e, in essa, l'Italia, se lo volessero, potrebbero riacquistare il loro spazio legittimo e importante come civiltà. L'Unione Europea, quella di Bruxelles per intenderci, quella sottomessa alla burocrazia neoliberista avrebbe i giorni contati. E' importante poter dettagliare meglio questo aspetto in un prossimo contributo nel blog.

P.S. Quanto al punto 2, ecco un esempio di come i Cinesi si vedono e ci vedono, mentre guardano la carta geografica riprodotta. Essi considerano la Cina come la "terra di mezzo", estesa e attaccata al continente euroasiatico, ricco di risorse. L'Europa la vedono piccola, in alto a sinistra, inserita tuttavia nel vasto continente euroasiatico. Separato da un vasto mare, l'Oceano Atlantico, c'è il continente americano che, a sua volta, è separato dalla Cina da un altro vasto mare, l'Oceano Pacifico.
