L'Operazione Militare Speciale (SMO-Special Militar Operation) in Ucraina e il contesto geopolitico.

19.05.2026

di Gerardo Rapini

Nel senso stretto del diritto internazionale non è corretto definire il conflitto Federazione Russa e Ucraina come una guerra dichiarata. Abbiamo a che fare con una operazione militare speciale (SMO) che l'ONU ha regolamentato e consente entro limiti ben precisi in quanto è legittima difesa individuale o collettiva. Essa è regolata dall'art. 51 della Carta ONU, in riferimento ad un attacco armato improvviso che è già stato sferrato ed è in corso, previa autorizzazione dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Questa precisazione consente a chiunque di dire che, in senso stretto, tale normativa non è stata rispettata in toto dalla Federazione Russa, ma non è stata certamente essa a rompere per la prima volta un fragile equilibrio che la Carta delle Nazioni Unite intendeva garantire per prevenire forme di aggressione armata nei confronti di uno Stato sovrano.

Il 24 febbraio del 2022 l'esercito russo entra in Ucraina e lo stesso giorno Putin tiene un discorso breve, ma denso di riferimenti e di prese di posizione che non consente a nessuno di liquidarlo come ininfluente ai fini delle attribuzioni di responsabilità. Questi i punti salienti a tal proposito:

  1. "Considero ancora una volta necessario tornare ai tragici eventi che si svolgono nel Donbass e alle questioni fondamentali per garantire la sicurezza della Russia stessa";

  2. "Non serve andare lontano per trovare esempi. In primo luogo, senza alcuna autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, [gli USA e i suoi alleati della NATO] hanno condotto una sanguinosa operazione militare contro Belgrado [1999], utilizzando aerei e missili proprio nel cuore dell'Europa. Diverse settimane di bombardamenti continui su città pacifiche, su infrastrutture essenziali. Poi è giunta l'ora di Iraq [2003], Libia [2011] e Siria [2014]".

Il conflitto russo-ucraino offre così due risvolti molto importanti: il primo è tutto articolato sul rapporto poco amichevole, per usare un eufemismo, fra il governo ucraino e le regioni originarie russofone e di cultura russa (Donbass e non solo); il secondo ha tutto un altro sapore e consiste nella messa a fuoco delle garanzie di sicurezza della Federazione russa e l'alleanza nordatlantica (NATO), con gli USA a capo. Se si guarda a quanto successo in Ucraina escludendo l'uno o l'altro di questi due aspetti si corrono seri rischi di comprensione della situazione; essi sono profondamente intrecciati e sono ambedue "vitali" per la Federazione Russa. Questi i punti salienti messi in evidenza da Putin:

  1. "Della stessa natura [disprezzo del diritto internazionale] sono le promesse al nostro paese di non estendere la NATO di un centimetro verso est. Ancora una volta, siamo stati ingannati";

  2. "Per quanto riguarda il nostro paese, dopo il crollo dell'URSS, con tutta l'apertura senza precedenti della nuova Russia moderna e la sua disponibilità a lavorare onestamente con gli Stati Uniti e altri partner occidentali e in condizioni di disarmo di fatto unilaterale, hanno immediatamente cercato di comprimerci, finirci e distruggerci per sempre. Questo è esattamente quello che è successo negli anni '90 e nei primi anni 2000";

  3. "Nonostante tutto, nel dicembre 2021 abbiamo cercato ancora una volta di raggiungere un accordo con gli Stati Uniti e i suoi alleati sui principi della sicurezza in Europa e la non estensione della NATO. Tutto invano";

  4. "Coloro che aspirano al dominio del mondo dichiarano pubblicamente, impunemente e, sottolineo, senza alcuna giustificazione, che noi, la Russia, siamo il loro nemico."

Putin stesso sottolinea con queste parole che il conflitto russo-ucraino riguarda anche una questione geopolitica, misurata con il metro della "miopia occidentale" di Primakov. In effetti, la NATO, dopo il crollo dell'URSS aveva tradito la promessa fatta, ampliando la sua presenza nei paesi che avevano aderito al Patto di Varsavia e nei paesi baltici. Il tentativo di coinvolgere l'Ucraina avrebbe significato per la Federazione Russa entrare nei suoi "territori storici", come lo stesso Putin sottolinea nel suo discorso.

  1. "L'ulteriore espansione dell'infrastruttura dell'Alleanza Nord Atlantica e l'avviata assimilazione militare dei territori dell'Ucraina è per noi inaccettabile";

  2. "Il problema è che sui territori adiacenti a noi - vorrei notare, sui nostri stessi territori storici - si sta creando una "anti-Russia", che è stata messa sotto pieno controllo esterno, viene intensamente colonizzata dalle forze armate dei paesi della NATO e imbottita delle armi più moderne";

  3. Per gli Stati Uniti e i loro alleati, questa è la cosiddetta politica di contenimento della Russia, un ovvio dividendo geopolitico. Per il nostro paese, invece, è in definitiva una questione di vita o di morte, una questione che riguarda il nostro futuro storico come nazione... Questa è una vera minaccia non solo per i nostri interessi, ma per l'esistenza stessa del nostro stato, per la sua sovranità. Questa è la linea rossa di cui si è parlato ripetutamente. L'hanno attraversata."

E' importante rilevare che lo scontro russo-ucraino non è iniziato nel mese di febbraio 2024, ma, almeno, nello stesso mese di 10 anni prima, come riconosciuto da più fonti, compreso lo stesso Parlamento ucraino.

In quella data, infatti, le proteste radicalizzate di piazza Maidan a Kiev costringono alla fuga il presidente eletto Viktor Fedorovyč Janukovyč. Esse erano motivate sì dalla sospensione nel novembre 2013 delle trattative con l'UE e dal suo rifiuto di firmare l'accordo di associazione con l'UE. Era stato avviato, in altri termini, un processo che avrebbe spostato l'Ucraina non tento verso l'UE, quanto verso la NATO, a discapito degli accordi di Belazeva sottoscritti l'8 dicembre del 1991, posti a fondamento della neonata Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). L'obiettivo di questo accordo era mantenere un legame di cooperazione e integrazione mirato ad evitare che la dissoluzione della URSS potesse provocare un collasso anche degli stati che avevano optato per la indipendenza. Era un accordo di tipo Commonwealth, che l'Ucraina aveva sottoscritto.

In questo contesto, già ormai conflittuale e armato tra la leadership ucraina e il russofono Donbass, la Federazione Russa aveva risolto con la presenza militare russa e un referendum il ritorno della Crimea alla Russia il 16 marzo 2014. 

Nel mese di settembre dello stesso anno a Minsk (Minsk I) in Bielorussia venne aviato un tentativo diplomatico, mediati dal "Quartetto di Normandia" (Francia-Presidente François Hollande; Germania-Cancelliere Angela Merkel; Russia-Presidente Vladimir Vladimirovich Putin e Ucraina-Presidente Petro Oleksijovyč Poroshenko), con l'obiettivo di porre fine agli scontri armati nel Donbass tra ucraini e russofoni delle repubbliche di Donetsk e Lugansk nel Donbass. Fu sottoscritto un accordo in 12 punti che prevedeva, tra l'altro, un immediato cessate il fuoco bilaterale, il ritiro delle armi pesanti, il monitoraggio da parte dell'OSCE e lo scambio di prigionieri. I combattimenti proseguirono, rendendo necessario un nuovo intervento diplomatico che si tenne sempre a Minsk (Minsk II) il 12 febbraio 2015. Si convenne con un piano molto più dettagliato che includeva, tra l'altro, il ritiro di tutte le armi pesanti e delle forze straniere e uno status di autonomia per le repubbliche del Donbass, con il ripristino del confine di stato ucraino, previo elezioni locali nelle zone separatiste. Questi due accordi non mancavano di ambiguità, per cui le responsabilità venivano palleggiate tra i contendenti.

Rimasero inattuati e sugli adempimenti ci furono interpretazioni opposte, finché il Cancelliere tedesco Angela Merkel e il Presidente francese François Hollande ne svelarono la grande bugia. Gli accordi di Minsk, accordi concepiti sotto l'egida del diritto internazionale, in realtà furono una specie di stratagemma così da preparare l'Ucraina e la NATO allo scontro armato con la Russia.


  1. Dichiarazione di Angela Merkel alla rivista Die Zeit (dicembre 2022): gli accordi di Minsk non erano un tentativo di stabilire la pace nell'Ucraina dilaniata dalla guerra. Sono stati un tentativo "di dare tempo all'Ucraina" per ricostruire il suo esercito con il sostegno della NATO.

  2. Dichiarazione di François Hollande al Corriere della Sera (febbraio 2023): "quegli accordi hanno dato all'Ucraina una cosa fondamentale: il tempo. Sette anni che hanno permesso a Kiev di prepararsi e poi di resistere all'invasione."


Il 21 febbraio Putin con un decreto riconosce l'indipendenza delle repubbliche di Donetsk e Lugansk, dopo aver ammassato per settimane truppe a est del confine ucraino e il giorno successivo iniziarono le ostilità. A molti fu chiaro che si sarebbe definitivamente chiuso il periodo di pace che regnava in Europa dalla fine del secondo conflitto mondiale e che nulla sarebbe più stato come prima.

(continua)