Perché non siamo conservatori. Quaderni di formazione Parsifal - Anno I, n. 1, febbraio 2026

26.03.2026

di Gerardo Rapini

a cura del "Centro Studi e Ricerca Cittadella", via Tasso 84, Pescara, pp. 143 € 15,00

Volentieri riferisco alcune mie riflessioni a proposito di questa lodevole iniziativa, mirata a sostenere la necessità di approfondire temi importanti "per combattere contro i mille fraintendimenti e gli inganni del nostro tempo" e per "approfondire, meditare, sintetizzare e trasformare il sapere in azione" (dall'Editoriale): un "assalto editoriale" in "punta di lancia" è una gran bella immagine. 

Dietro questa iniziativa c'è tutta la passione e il coraggio di giovani davvero intraprendenti,capaci e vogliosi di confrontarsi con lo specifico culturale della Tradizione, avendone assaporato nella loro esperienza aspetti importanti. 

Di questi tempi parlare di Tradizione è un po' come entrare in una gabbia di leoni inferociti. Il suo ambito semantico, di significato, ha subito gli assalti distruttivi della modernità e, visto che non è bastato, la sua decostruzione o, più chiaramente, il suo svuotamento ad opera della a noi più vicina postmodernità, ritenendola erroneamente un oggetto esterno ormai inservibile per dare senso allo studio ed alla vita. Intendo, perciò, per Tradizione quel patrimonio che consente in ogni tempo di custodire la ricchezza di contenuti vitali trasmessi, sviluppati e incarnati di generazione in generazione, così da diventare quel frutto gustoso del sapere umano che non si disperde e che ha sempre una sua attualità. Per spiegare meglio cosa intendo per custodire mi permetto una incursione nell'ebraico biblico, il quale utilizza due parole diverse per dire ciò che la lingua italiana traduce con questo verbo. La prima è shamar ( שָׁמַר ) che connota il significato di custodire riferito a qualcosa di molto prezioso, come in Gen. 2,15 ("Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse"); la seconda è natsar (נָצַר) custodire un germoglio ("un germoglio spunterà dalle sue radici" Is 4,2), immagine figurata di un albero che, piantato e ben custodito, sarà ricco di rami, foglie e frutti a suo tempo. E' Tradizione, pertanto, il custodirla come ricca di valori preziosi e dotata in sé della forza di germogliare come nuova in ogni generazione che, con la sua cura, saprà come renderla presente ai propri tempi e trasmetterla alla generazione che verrà dopo. Questo primo numero dei quaderni Parsifal non è estraneo a questa considerazione, in quanto invita ad affrontare con piglio critico ("Perché non siamo conservatori" è il titolo) il termine conservare, inteso come accettare un male minore rispetto a quel che potrebbe essere ritenuto ben più disastroso. Tutti i contributi, significativi nei contenuti affrontati e di valore critico, che nel quaderno hanno discusso l'argomento, lo hanno spezzettato ed analizzato in vari ambiti di riflessione, per concludere che l'essere conservatore non appartiene a colui che con coraggio "attraversa la valle" per "penetrare il mistero" delle generazioni.

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