PUTIN E IL MULTIPOLARISMO (parte seconda)

07.05.2026

di Gerardo Rapini

Aver partecipato alla stesura di accordi con la parte euroatlantica sin dagli inizi della sua presidenza non va interpretato come un segno di debolezza o di subalternità. Putin aveva condiviso la visione di Primakov sulla "miopia" dell'Occidente vincitore e autoproclamatosi egemone mondiale. La visione multipolare, infatti, da come stava prendendo forma nelle mente di Primakov e, in continuità, di Putin, aveva l'obiettivo di proporre un nuovo ordine mondiale, non solo finalizzato al contenimento dell'egemonia unica, ma alla cooperazione e allo sviluppo strategico globale e in tutti i campi, nel pieno rispetto della sovranità, delle modalità politiche più appropriate e delle tradizioni e cultura di ogni civiltà, mediante il dialogo e il rispetto del diritto internazionale, sia quelle ancora tenute ai margini delle possibilità di crescita, sia quelle che, unilateralmente e violentemente, si erano attribuite il diritto di decidere le sorti dei continenti.

Primakov vide svanire tutti i suoi sforzi, modulati sulla cooperazione e il dialogo con la parte euro-atlantica, la sera del 24 marzo 1999, quando gli USA, NATO compresa, sottoposero ad un tragico e terribile bombardamento Belgrado, senza alcun mandato internazionale che lo legittimasse. Si racconta che Primakov, mentre stava volando dalla Russia verso il nord America per continuare ad alimentare la cooperazione, seppe di questo e decise, ancora in volo, di cambiare immediatamente rotta per tornare in Russia. Fu allora che iniziò un tour diplomatico forsennato, rivolto all'Estremo e Medio Oriente, che portò agli accordi del triangolo RIC (Russia, India, Cina), primo abbozzo dell'avvio del processo multipolare.

Putin confermò con il primo ministro indiano Atal Bihari Vajpayee questa iniziativa avviata da Primakov con la Dichiarazione sulla Partnership Strategica tra India e Russia, firmata il 3 ottobre 2000, appena pochi mesi dopo la sua elezione e durante la sua prima visita di Stato in India dal 2 al 5 ottobre, segnando l'inizio della "nuova fase" dei rapporti bilaterali post-sovietici, elevandoli a un livello di cooperazione istituzionalizzata che dura tuttora. Nel 2010 il rapporto è stato ulteriormente elevato a Partnership Strategica, Speciale e Privilegiata.

Un anno dopo, più esattamente il 16 luglio 2001 incontrò a Mosca l'allora presidente cinese Jiang Zemin con il quale sottoscrisse il Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione tra la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa, in cui vennero delineati i principi-base della cooperazione economica, delle relazioni pacifiche, della reciproca fiducia diplomatica e geopolitica per la durata di 25 anni. In particolare, l'art.9 delineava un patto di mutua difesa in caso di aggressione e gli articoli 7 e 16 stabilirono un aumento della cooperazione militare e la condivisione delle tecnologie.

Il processo multipolare inizia a prendere corpo.

Nello stesso anno 2001, un economista della Goldman Sachs, Jim O'Neill colse per primo la rilevante portata economica di questi accordi se si fosse aggiunto il Brasile, con il noto acronimo BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), inserimento che avverrà formalmente nel 2009 e, poi, BRICS nel 2010 quando anche il Sud Africa si unì al gruppo.

Nel frattempo, l'11 settembre 2001 l'attentato alle Torri Gemelle di New York il accentuò le mire egemoniche unipolari, motivate dalla lotta al terrorismo, culminate con le guerre USA e alleati contro l'Afghanistan nel 2001 e, successivamente, nel 2003 contro l'Irak.

Da un lato, accordi basati sulla cooperazione, il buon vicinato, l'amicizia, lo sviluppo e il rispetto reciproco; dall'altro le minacce, le guerre, la distruzione e l'immancabile doppio standard, giustificativo dell'egemone euro-atlantico, continuamente ripetuto.

L'11 febbraio 2007 Putin ruppe ogni indugio e ne parlò apertamente ai presenti nella Conferenza di Monaco di Baviera sulla Politica di Sicurezza (MSC) un forum internazionale, iniziato nel 1963 e che ancora oggi riunisce annualmente capi di Stato, ministri, leader di organizzazioni internazionali (ONU, NATO, UE), esponenti dell'industria della difesa, della società civile e dei media.

I punti del discorso di Putin:

  • la sicurezza internazionale va molto più in là delle questioni relative alla stabilità militare e politica. Comprende la stabilità dell'economia globale, il superamento della povertà, la sicurezza economica e lo sviluppo di un dialogo tra civiltà;

  • nel mondo d'oggi il modello unipolare non solo è inaccettabile ma è anche impossibile;

  • stiamo assistendo ad un uso quasi illimitato di eccesso di forza - forza militare- nelle relazioni internazionali; forza che sta sommergendo il mondo in un abisso di conflitti permanenti. Di conseguenza noi non abbiamo l'energia sufficiente per trovare una vera soluzione per nessuno di questi conflitti. Anche trovare un accomodamento politico diviene impossibile;

  • disprezzo sempre più grande per i principi fondamentali della legge internazionale. Primo fra tutti, gli Stati Uniti, che hanno oltrepassato i loro confini nazionali in ogni modo. Questo è visibile nelle politiche economiche, governative, culturali e dell'istruzione che impongono alle altre nazioni.

  • nessuno si sente sicuro. Io voglio enfatizzare questo- nessuno si sente sicuro! Perché nessuno può percepire la legge internazionale come un solido muro che lo proteggerà;

  • il potenziale economico dei nuovi centri della crescita economica globale andrà inevitabilmente a convertirsi in influenza politica e rafforzerà il multipolarismo. Il Pil combinato, sistema per acquisire parità di potere, di paesi come l'India e la Cina, è già più grande di quello degli Stati Uniti. Ed un calcolo simile del Pil dei paesi del BRIC- Brasile, Russia, India e Cina- supera quello complessivo dell'EU. E secondo esperti in futuro questo gap potrà solo aumentare;

  • il bisogno di principi come apertura, trasparenza e prudenza nella politica è incontestabile e l'uso della forza dovrebbe essere una misura veramente eccezionale; le azioni politiche democratiche si costruiscono necessariamente con il dialogo, in un processo decisionale laborioso;

  • l'unico meccanismo che possa prendere decisioni circa l'uso della forza militare, come ultimo ricorso, sia la Carta delle Nazioni Unite;

  • l'espansione della Nato non abbia alcuna relazione con la modernizzazione dell'Alleanza stessa o con la garanzia di sicurezza in Europa. Al contrario, rappresenta una seria provocazione che riduce il livello della reciproca fiducia;

  • io considero che la Russia e gli Stati Uniti siano obiettivamente ed ugualmente interessati a rafforzare il regime di non-proliferazione delle armi di distruzione di massa e del loro dispiegamento;

  • una mano distribuisce aiuto caritatevole e l'altra mano non solo mantiene l'arretratezza economica ma miete anche i conseguenti profitti. La tensione sociale in aumento nelle regioni depresse dà luogo inevitabilmente alla crescita di radicalismo, estremismo, terrorismo e alimenta i conflitti locali. E se tutto questo accade, diciamo, in una regione come il Medio Oriente, dove c'è in modo crescente il sentimento che il mondo è ampiamente ingiusto, c'è poi il rischio di destabilizzazione globale;

  • costruire un sistema più democratico, più equo di relazioni economiche globali, un sistema che dia ad ognuno l'opportunità e la possibilità di svilupparsi;

  • siamo ben consapevoli di come il mondo sia cambiato ed abbiamo un senso realistico delle nostre proprie opportunità e potenzialità. E gradiremmo chiaramente interagire con partner responsabili ed indipendenti, insieme ai quali potremmo lavorare nel costruire un ordine mondiale equo e democratico, che non garantisca sicurezza e prosperità a pochi eletti, ma a tutti.