Quale futuro per il sionismo? Due recensioni: I. Pappé e A. Foa

25.04.2026

di Gerardo Rapini

  1. I. PAPPE', La fine di Israele. Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina, Fazi ed. Roma, 2025, pp.281, € 18,50

  2. A. FOA, Il suicidio di Israele, Laterza Bari, 2024, pp.94, € 15,00

E' sempre più incalzante la narrazione storico-critica sullo Stato di Israele riguardo la anomalia ebraico-sionista cui si orientano comunque, e soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà, le simpatie degli ebrei che vivono al di fuori di esso. Sono troppo stridenti, infatti, le valutazioni storiche che mettono in epoché, sospendono in qualche modo, il richiamo strumentale alla Shoa e si affidano ai fatti che mostrano una realtà molto più spicciola, ma altrettanto controversa e grave.

E' il caso di questi due libri, scritti da storici di origine ebrea, che, seppur diversamente, analizzano la attuale situazione in Israele con una chiave di lettura critica che prescinde dalla equiparazione di antisionismo e antisemitismo, come fossero la stessa cosa.

Le tesi di Ilan Pappé, esponente di spicco dei "nuovi storici" israeliani, ruotano attorno a una reinterpretazione radicale della nascita e della natura dello Stato di Israele. Egli è noto per le sue posizioni critiche verso il sionismo, che analizza non come un movimento di liberazione nazionale, ma come un progetto di colonialismo d'insediamento. Su questo punto Anna Foa mostra un certo imbarazzo, nello sforzo di attenuarne la responsabilità e sminuirne la portata.

In particolare Ilan Pappé, nel suo libro, prova ad impostare la tesi, davvero ardita e, a mio giudizio, pienamente suscettibile di approfondimenti, partendo dal presupposto che la anomalia storica di Israele possa essere definitivamente sanata da un percorso pacifico che miri alla coesistenza, effettiva e giuridicamente riconosciuta a livello internazionale, di un unico stato, democratico e laico con pari diritti per ebrei e palestinesi come cittadini di una stessa entità politica che garantisca, altresì il riconoscimento del diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi e l'applicazione di una giustizia riparativa sul modello sudafricano, pena la disastrosa dissoluzione finale per tutti.

Anna Foa espone la tesi basata sulla necessità di giungere ai due stati, uno israeliano e l'altro palestinese, mediante una attenzione ed una analisi più incentrata sulle problematiche politiche interne ad Israele e criticamente orientata sull'operato delle "destre" israeliane, compattate attorno a Netanyahu, dalla stessa Foa ritenute come le uniche responsabili del "suicidio" verso il quale sta correndo Israele", specialmente con la risposta distruttiva messa in atto a Gaza.

Ilan Pappé articola la narrazione a partire, molto brevemente, dal 1948, per individuare nella guerra dei "sei giorni" nel 1967 il primo colpo mortale ad ogni coesistenza pacifica, sia con i palestinesi che con tutto il mondo arabo. Si sofferma, quindi, attentamente sulla analisi delle "7 crepe", come le chiama Pappé, sintomi di un edificio che manifesta così una instabilità strutturale problematica e irreversibile per soffermarsi a lungo, in maniera documentata e attenta, sul futuro possibile sul processo di de-sionizzazione e decolonizzazione del giudaismo che dovrebbe culminare entro il 2048. Questo processo non esclude una revisione critica anche di quanto messo in atto dalla parte palestinese, fino ai tempi attuali nei quali Pappé individua il quadro operativo di una nuova porzione del popolo palestinese, pacifica, ricca di analisi, studi e proposte che manifesta a tutto campo le sue idee soprattutto attraverso la rete digitale.

Il libro Anna Foa sviluppa avvenimenti complessi più sinteticamente. E' un testo molto meno corposo rispetto a quello di Pappé, ma non per questo meno istruttivo. A me è sembrato più un pamphlet riassuntivo, ma comunque documentato, di agile e facile lettura più rivolto agli ebrei della diaspora filo-sionisti italiani, che, tuttavia, in più occasioni hanno manifestato alla Foa il loro dissenso, spesso con modalità poco civili, in quanto fortemente critico riguardo l'operato del governo Netanyahu sul futuro di Israele e sulla necessità di una convivenza pacifica con i palestinesi, per lei, ormai, ineludibile.

E' questo il tema che accomuna i due libri, i cui autori esprimono a piene mani il bisogno e la necessità della convivenza pacifica in tutto il quadrante mediorientale che parta dal coraggio di tagliare i ponti definitivamente da ogni violenza, sopruso e vendetta.