Recensione di “Occidente. Il bene che non abbiamo fatto
24.05.2026
Autore: Luigi Copertino
Editore: La Vela
anno 2024
Costo 10€
di Sergio Saraceni
In un’epoca di chiacchiere infinite sull’“identità occidentale”, dove il termine viene sbandierato come uno slogan da think-tank o ridotto a caricatura ideologica, Luigi Copertino compie un’operazione coraggiosa e necessaria: tornare alle radici con serietà e attenzione teologica. Il suo breve ma densissimo saggio “Occidente. Il bene che non abbiamo fatto” offre 84 pagine che si leggono d’un fiato ma si meditano a lungo ed è uno di quei libri che colpiscono per la limpidezza dell’analisi e per la spietata onestà intellettuale.
Copertino non si unisce al coro dei declinisti di professione né a quello degli apologeti acritici della modernità e dell’Occidente. Prende invece di petto la questione centrale: l’Occidente ha tradito se stesso non tanto per eccesso di secolarizzazione, quanto per aver dimenticato il bene specifico che la civiltà Cristiana e Cattolica aveva portato nel mondo. Non si tratta di un generico “valori giudaico-cristiani” (ma quali sarebbero poi quelli giudaici? Smettiamola!) da manuale, ma di qualcosa di più profondo e scomodo: la tensione tra la Città di Dio e la città dell’uomo, tra la vocazione trascendente e il compito storico.
Con stile sobrio l’autore ci parla del “bene che non abbiamo fatto” ed è duplice: il bene che la Cristianità ha saputo esprimere nei secoli e che oggi rinnega con vergogna, e il bene ulteriore che avrebbe potuto compiere se non avesse ceduto alla tentazione gnostica della tecnica, dell’autonomia assoluta, dell’uomo come misura di tutte le cose senza più riferimento al Creatore.
Il pregio maggiore del libro sta nella prospettiva religiosa dichiarata fin dal sottotitolo. Non è solo un’analisi geopolitica o sociologica, ma un esame di coscienza civile e spirituale. Copertino ci ricorda che la crisi dell’Occidente non è prima di tutto economica o demografica, ma metafisica. E che senza un ritorno alla dimensione verticale — senza un nuovo incontro fecondo tra fede e ragione, tra Tradizione e storia — ogni tentativo di “salvaguardia dell’Occidente” resterà un esercizio retorico.
Opera matura di un intellettuale che da anni scandaglia con rigore i temi della crisi europea, questo libretto si colloca idealmente nella scia di autori come Augusto Del Noce o Thomas Molnar, ma con una voce propria.
A chi è stanco delle analisi superficiali, dei dibattiti da talk-show e delle nostalgie sterili, “Occidente. Il bene che non abbiamo fatto” offre uno strumento prezioso di orientamento. Un libro piccolo nella mole, grande nella sostanza. Da leggere, come tanti altri libri della casa editrice La Vela (una perla importante nel più generale marmaglia dell’editoria annacquata e banale che ci travolge) da annotare e, soprattutto, da far circolare tra quanti ancora credono che l’Europa abbia un’anima da riscattare.
