Aleksandr Dugin, Teoria del mondo multipolare

06.09.2026

AGA Editrice, 2019, pp. 328 € 25,00

di Gerardo Rapini

Come messo già in evidenza in un contributo del blog, si è cominciato a parlare di multipolarismo in ambito strettamente politico con Primakov, uomo di governo russo, che per primo intuì la necessità di rivolgersi al Sud globale, cioè ai cosiddetti paesi non allineati tra le super potenze USA e URSS (bipolarismo), essendo quest'ultima collassata e cancellata dalla storia e dalla geografia nell'ultimo decennio del secolo scorso. Primakov, disilluso dall'atteggiamento ambiguo e predatorio degli USA che si sentivano, a quel punto, gli unici padroni del mondo (unipolarismo), rivolse la sua attenzione verso gli stati-civiltà non allineati, in particolare Cina e India, per costruire con loro un primo embrione di una nuova e alternativa architettura geopolitica. Il multipolarismo è una invenzione russa motivata anche dalla esperienza acquisita sul campo della difficoltosa gestione della nuova realtà eurasiatica, in conseguenza della scelta, pienamente indipendente, sovrana ed autonoma, di gran parte delle repubbliche ex sovietiche che componevano l'URSS.

Il compito di studiare ed approfondire la complessa problematica teorica del multipolarismo negli anni successivi, con una ricca produzione scientifica se lo è assunto da Aleksandr Gel'evič Dugin, negli ambienti accademici e di discussione definito principalmente un filosofo e politologo, mentre nella retorica russofobica occidentale, molto impropriamente, come "il Rasputin del Cremlino e il principale consigliere di Putin". Sulla vita e gli sviluppi del pensiero di Dugin e anche su quanto questi siano legati alla cultura italiana, è in preparazione per il blog un articolo più esaustivo.

Il suo libro, Teoria del mondo multipolare, oggetto della nostra attenzione, è stato edito nel 2013 in lingua russa e sei anni dopo in traduzione italiana da AGA editrice, benemerita nella diffusione in Italia non solo di Dugin, è impreziosita da una breve Premessa di Donato Mancuso e un godibilissimo e intrigante saggio introduttivo, Teoria e prassi nel pensiero di Aleksandr Dugin (contro il mondialismo postmoderno e per la rinascita delle civiltà umane), con un interessante squarcio sulla "quarta teoria politica" e ricco di note bibliografiche, di Giuseppe Marro.

All'inizio Dugin introduce una esaustiva panoramica delle varie teorie geopolitiche nelle relazioni internazionali delle élites intellettuali, dopo aver preso subito di petto ciò che, a suo giudizio, è/non è il multipolarismo.

E' stata definita un'opera che si colloca al crocevia tra geopolitica, filosofia della storia e critica dell'ordine internazionale contemporaneo ed è necessario partire dalla sua tesi fondamentale: il mondo dominato, dopo la fine della Guerra fredda, da un'unica potenza egemone – l'unipolarismo USA – sarebbe ormai entrato in una fase di trasformazione verso una architettura multipolare. Non può più sussistere l'idea che esista un solo modello valido per tutti i popoli, ma Il mondo dovrebbe essere organizzato intorno a più grandi centri di civiltà, ciascuno dotato di una propria identità storica, culturale, religiosa e politica; nuovi poli di un nuovo equilibrio geopolitico internazionale. Non bisogna farsi distrarre dalle turbolenze conflittuali che sono sotto i nostri occhi (Ucraina, Venezuela, Cuba, Iran) per cui si potrebbe pensare che il multipolarismo assuma come principale aspetto, o essere la causa di un "armarsi fino ai denti", ma di riconoscere che l'umanità è composta da differenti civiltà, ciascuna delle quali possiede una propria concezione dell'uomo, della società e della storia che va rispettata. Dugin problematizza l'idea, tipica di una certa concezione occidentale della modernità, secondo cui il progresso storico debba necessariamente condurre tutti i popoli verso lo stesso modello politico e culturale, intesto come "occidentalizzarsi per potersi modernizzare".

All'interno di tutta questa prospettiva assume un'importanza decisiva la Federazione Russa che Dugin interpreta non semplicemente come uno Stato nazionale, ma come il possibile centro di uno spazio eurasiatico più ampio. L'Europa viene sottoposta a una critica significativa: secondo Dugin, essa avrebbe progressivamente perduto la propria autonomia trasformandosi in una componente dell'Occidente atlantico.

Un'altra questione riguarda il rapporto tra multipolarismo e libertà. La critica di Dugin dell'unipolarismo occidentale può essere presa sul serio senza necessariamente accettare tutte le conseguenze della sua proposta. Il fatto che il mondo debba essere multipolare non significa automaticamente che ogni potenza regionale o imperiale sia legittimata a imporre la propria visione ai popoli che considera appartenenti alla propria "civiltà", evidenziando, così il rischio che la difesa della sovranità e dell'identità venga utilizzata per giustificare forme di dominio politico.

In definitiva, Teoria del mondo multipolare è una provocazione intellettuale. Non è necessario condividere la filosofia politica di Dugin per riconoscere che alcune delle dinamiche da lui individuate – il ritorno della competizione tra grandi potenze, la crescente autonomia della Cina, il ruolo della Russia, la ricerca di maggiore sovranità da parte di numerosi Stati e la crisi dell'ordine unipolare – costituiscono questioni centrali del nostro tempo.

I definitiva, concordo pienamente con chi sostiene che la lettura più utile di Dugin consiste nel confrontarsi criticamente con la sua domanda fondamentale: può esistere un ordine mondiale realmente plurale senza che una sola civiltà pretenda di stabilire per tutte le altre ciò che è universale?

È una domanda alla quale il mondo contemporaneo, sempre più complesso e conflittuale, non può facilmente sottrarsi.