Anawim: i combattenti “poveri” di Dio

15.06.2026

di Gerardo Rapini

Non sfugge il richiamo sollecito e continuo che la Chiesa ha sin dalle origini fatto presente nell'avere cura dei poveri e portar loro assistenza. Gli Atti degli Apostoli raccontano proprio all'inizio di un conflitto interno alla comunità proprio sull'assistenza ai poveri.

"In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell'assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero:

  • "Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico." (At 6,1-3)

E' ben nota e più volte richiamata in tal senso anche la lettera di Giacomo:

  • "Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali. Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d'oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro.Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: "Tu siediti qui, comodamente", e al povero dite: "Tu mettiti là, in piedi", oppure: "Siediti qui ai piedi del mio sgabello", non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?" (2,1-4).

Significativo è anche il versetto della prima lettera di Pietro:

  • "Soprattutto, conservate tra voi una grande carità [ἀγάπη-agápe], perché la carità copre una moltitudine di peccati" (1 Pt 4,8), in cui il senso della carità va inteso anche come attenzione a chi non ha di che nutrirsi o vestirsi. In tal senso, i poveri assumono la figura di coloro che non dispongono di risorse che consentano una vita dignitosa, una categoria da interpretare secondo le condizioni economiche di ricchezza e povertà.

Il Vangelo, tuttavia, fa presente che esiste anche un'altra categoria di poveri, in senso spirituale. L'evangelista Matteo lo riporta all'inizio della proclamazione da parte di Gesù del testo delle beatitudini:

  • "Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli". (Mt. 5.3)

Il testo greco del Vangelo utilizza il sostantivo πτωχός-ptochos che in italiano può essere tradotto con poveri, mendicanti, bisognosi. Matteo lo qualifica aggiungendo in spirito (to pneumati-τω πνεύατι). Chi sono, perciò, questi poveri, bisognosi, mendicanti spirituali? La povertà economica ne è un prerequisito necessario? I cristiani sono chiamati, forse, alla totale povertà economica per "entrare nel regno dei cieli" (Gv 3,5), oppure c'è da considerare qualcos'altro, che, in continuità con l'Antico Testamento, lo comprende e l'oltrepassa come possiamo ben rilevare dalle chiare indicazioni sulla necessità di essere distaccati dai beni terreni per ottenere la salvezza, contenute nei Vangeli? Il tema della povertà evangelica presenta sfumature teologiche affascinanti. Per l'evangelista Matteo, che scrive per gli ebrei convertiti, è una virtù religiosa che implica l'affidamento totale a Dio, il distacco dai beni e l'umiltà. Per l'evangelista Luca, che si rivolge ai cristiani provenienti dal paganesimo dove c'erano forti disuguaglianza economiche, è soprattutto una povertà sociologica, materiale, reale. Non c'è contrapposizione fra i due, ma integrazione. L'ebraico dell'antico testamento può aiutarci in questo.

Nel libro dei Salmi e in alcuni dei Profeti (Sofonia, Isaia e Amos), possiamo trovarle e scoprire che esiste una categoria di poveri molto particolare, chiamati anawim (עֲנָוִים) al singolare anav, diversi dai dalim (דַּלִּיםal singolare dal e dagli ebionim (אֶבְיוֹנִים) al singolare evion. Il vocabolario ebraico ha diverse parole per definire i poveri e, di conseguenza, possiamo esplorare con maggiore consapevolezza come la Sacra Scrittura qualifica la povertà.

I dalim

Questa parola è presente nell'antico Testamento circa una quarantina di volte e presenta una sfumatura sociale. Il dal identifica Una persona che ha subito un tracollo sociale o economico e ha perso la propria forza. E' socialmente indifesa e priva di potere; non ha voce, né protezione sociale; è esposto ai soprusi del potente di turno. Di lui bisogna prendersi cura con la giustizia e la protezione sociale:

  • "Il ricco non darà di più e il povero (dal) non darà di meno di mezzo siclo, per soddisfare all'offerta prelevata per il Signore, a riscatto delle vostre vite." (Es 30,15).

  • "Se quel tale è povero e non ha mezzi sufficienti, prenderà un agnello come sacrificio di riparazione da offrire con il rito di elevazione, per compiere l'espiazione per lui, e un decimo di efa di fior di farina impastata con olio, come oblazione, e un log di olio." (Lev 14,21)

Viene anche tradotto con debole (Es 23,3):

  • "Beato l'uomo che ha cura del debole: nel giorno della sventura il Signore lo libera". (Sal 41, 2)

Al plurale, in alcuni contesti biblici, prende anche il significato di secchi, contenitori per l'acqua, ma al singolare è diverso: deli (דְּלִי): "Scorrerà l'acqua dai suoi secchi." (Nm 24,7) Ciò è detto per evitare una qualche confusione.

Gli ebionim

E' una di quelle parole che ricorre più del precedente nell'Antico Testamento. Il povero (evion) è il mendicante, colui che desidera qualcosa o tende la mano per chiedere elemosina e sono destinatari di speciali leggi di tutela, come il divieto di esigere interessi o l'obbligo di lasciare loro i resti del raccolto. E' chi si trova in uno stato di povertà materiale estrema e assoluta. E' totalmente dipendente dalla carità e dall'aiuto materiale altrui per la sussistenza quotidiana.

  • "Poiché i bisognosi non mancheranno mai nella terra, allora io ti do questo comando e ti dico: Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e bisognoso nella tua terra", (Dt 15,11);

  • "Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero (evyon) dalle mani dei malfattori". (Ger 20,13);

  • "Benedirò tutti i suoi raccolti, sazierò di pane i suoi poveri (ebionim)" (Sal 132,15)

Da questi pochi esempi emerge che gli indigenti di Israele, siano essi indifesi o deboli e mendicanti, sono tutelati dalle leggi e sostenuti con la carità fraterna.

Nell'antico testamento la povertà non è originaria del disegno della creazione, ma è considerata un male che deforma l'immagine di Dio nell'uomo; è una rottura della comunione. Il testo sacro non idealizza la miseria materiale; la considera un male che deforma l'immagine di Dio nell'uomo. Essa ha precise cause storiche, morali e comportamentali:

  • ingiustizia e oppressione: la causa principale denunciata dai profeti (come Amos e Isaia) è il sopruso dei potenti. I ricchi frodano i lavoratori, confiscano le terre e accumulano beni a danno dei deboli, delle vedove e degli orfani;

  • rottura della solidarietà: nel progetto iniziale di Dio (Genesi), i beni della terra sono destinati a tutti. La povertà nasce quando l'egoismo umano rompe il patto di fratellanza, portando all'accaparramento esclusivo delle risorse;

  • calamità e sventure: la Bibbia riconosce anche cause indipendenti dalla volontà umana, come carestie, malattie,oppure guerreo invasioni straniere, che privano improvvisamente le famiglie dei mezzi di sussistenza;

  • indolenza personale: soprattutto nei Libri Sapienziali (come i Proverbi), viene menzionata la pigrizia o la cattiva gestione dei propri beni come causa individuale di rovina economica.

L'istituzione dell'anno sabbatico (in Esodo, Deuteronomio e Numeri) è la principale legge sociale ed economica dell'Antico Testamento, voluto e istituito da Dio stesso per azzerare periodicamente le disuguaglianze e impedire che la povertà diventi una condizione permanente per le famiglie. D'Israele. Mai si indica nella violenza di classe una soluzione.

Dagli oppressi agli anawim

Nel corso della storia biblica la povertà subisce anche una profonda trasformazione in senso spirituale, dominato dalla presenza e dalla esperienza personale e religiosa di Dio . Il povero in spirito è definito anav, colui che è curvo, sottomesso, umiliato, povero (di orgoglio e superbia), e anche, mi si perdoni un'aggiunta semantica, inginocchiato, perché nella sua vita sa di non avere difese umane e rimette tutta la sua fiducia unicamente in Dio e si sottomette completamente alla sua volontà. L'indigenza dell'anav è il vuoto interiore per accogliere la grazia, la volontà di Dio e il suo Regno. Così lo definisce il profeta Sofonia:

  • "Cercate il Signore voi tutti, poveri (anawim) della terra, che eseguite i suoi ordini, cercate la giustizia, cercate l'umiltà". (Sof 2,3)

Nel libro dei Numeri 12,3 anav compare per la prima volta, per esaltare la figura di Mosè:

  • "Ora Mosè era un uomo assai umile (anav), più di qualunque altro sulla faccia della terra".

Il libro dei Salmi ne scruta le qualità.

  • "Tu accogli, Signore, il desiderio dei poveri,rafforzi i loro cuori, porgi l'orecchio,perché sia fatta giustizia all'orfano e all'oppresso, e non continui più a spargere terrore l'uomo fatto di terra." (10,17-18);

  • "perché egli (Dio) non ha disprezzato né disdegnato l'afflizione del povero, il proprio volto non gli ha nascosto ma ha ascoltato il suo grido di aiuto." (22,26);

  • "Buono e retto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta; guida i poveri secondo giustizia, insegna ai poveri la sua via." (25,8-9);

  • "Io mi glorio nel Signore, ascoltino gli umili e si rallegrino." (34,2);

  • "I poveri avranno in eredità la terra e godranno di grande pace." (37,11);

  • "Vedano i poveri e si rallegrino; voi che cercate Dio fatevi coraggio, perché il Signore ascolta i miseri e non disprezza i suoi che sono prigionieri." (69,33-34)

  • "Dal cielo hai fatto udire la sentenza: sbigottita tace la terra, quando Dio si alza per giudicare, per salvare tutti i poveri della terra." (76,9-10);

  • "Il Signore ama il suo popolo, incorona i poveri di vittoria." (149,4).

Il profeta Isaia lo ribadisce:

  • "Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo d'Israele." (29,19).

Sono i temi che ritroviamo nel Magnificat di Maria di Nazareth (Lc 1,46-55), un tessuto fatto con i fili dell'Antico Testamento, come a buon proposito chiosa Benedetto XVI:

"L'anima mia magnifica il Signore e il mo spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva … Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote."

Maria è anche colei che, senza esitare, accoglie nella totale obbedienza la volontà di Dio, annunciatale dall'angelo Gabriele a Nazareth;

  • "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola." (Lc 1,38)

L'evangelista Matteo ci affida un indizio importante anche su Giuseppe, promesso sposo di Maria e padre putativo di Gesù. Un angelo in sogno manifesta anche a lui la volontà di Dio:

  • "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti, il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti, salverà il suo popolo dai suoi peccati." (1,20-21)

Anche Giuseppe accoglie senza esitare e nella totale ubbidienza queste parole:

  • "Quando si destò dal fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù." (1,24)

L'esegesi attuale non fatica a includere Maria di Nazareth e Giuseppe fra gli anawim.

Nella educazione religiosa di Gesù fanciullo, che "cresceva in età, sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini" (Lc 2,52) non è di certo mancata la trasmissione del contenuto sapienziale degli anawim. Non è certamente un caso, perciò, che la prima beatitudine sia per i poveri in spirito. Sono essi gli anawim, i sottomessi alla volontà di Dio, coloro che sono disposti a svuotarsi di ogni orgoglio e superbia, resi capaci di distaccarsi da ogni "ricchezza", pronti all'obbedienza. A loro appartiene il Regno di Dio, già in questa vita, nell'attesa del "cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c'era più … E (Dio) asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate" (Ap 21,1.4)