CONTRO I NOVELLI CATONI. 25-26-27 Settembre 2026 - tutti all'evento “Da Fiume al Dissenso”
di Domenico Nucci

Marco Porcio Catone è rimasto noto nella storia come il Censore. La censura era una magistratura romana, del periodo repubblicano, che aveva competenze di governo nel censimento della popolazione e di controllo dei costumi ("cura morum"). Con la "nota censoria" si punivano infrazioni nell'ambito della disciplina militare, gli abusi dei magistrati nei loro ruoli, gli eccessi nel lusso. La "nota censoria" causava una riprovazione morale che comportava "ignominia". Coloro che erano colpiti da tale provvedimento venivano espulsi dall'ordine civile e potevano anche essere privati dei diritti politici, cioè di voto e di eleggibilità.
Catone non riuscì a fermare quella che egli riteneva la decadenza del mos maiorum, per influsso della cultura greca. La storia di Roma seguì il suo corso nonostante le sue censure. Tuttavia il nostro Catone ha lasciato una sequela di eredi che nel corso dei secoli hanno operato, benché in contesti diversi, contro coloro che essi di volta in volta hanno reputato "eretici" degli "idola tribus" ufficiali. L'ultima versione del catonismo censorio, adattata ai nostri tempi, è quella dell'antifascismo in servizio permanente ed effettivo che, tuttavia, in assenza di fascismo se la prende con eventi culturali intesi a parlare di temi che, in quanto afferenti a una visione al di fuori del coro e proposti da relatori non allineati con il conformismo generalizzato, ai novelli censori appaiono contrassegnati dall'odiata stigmate del "fascismo".
È ciò che sta accadendo a Ortona, in provincia di Chieti, ed è davvero dimostrativo del livello di intolleranza e inciviltà raggiunto da chi professando un antifascismo da operetta – perché senza fascismo che è un fenomeno morto e defunto e quindi casomai oggetto di esclusivo studio storico – utilizza metodi "fascisti" per censurare eventi culturali che si presumono ispirati ad apologia del fascismo ma che in realtà intendono colpire, sempre culturalmente (questo deve essere ben chiaro!), la narrazione egemonica dell'Occidente anglo-sferico che presenta sé stesso sempre come bello e buono.
Gli "antifà" finiscono così oggettivamente arruolati dal potere delle multinazionali, degli Stati Uniti e del sionismo israeliano perché cercano di impedire un convegno, o quantomeno una parte di un convegno, inteso, tra l'altro, a denunciare le false narrazioni della Ue e della Nato che vogliono spingerci a una guerra non tanto contro la Russia quanto contro noi stessi, la nostra dignità nazionale, i nostri interessi nazionali ed europei, la nostra storia. Sono gli "antifà" a fomentare il caos in questi giorni nella cittadina abruzzese e non un convegno nel quale si vogliono avanzare tesi – tesi e non propaganda (nessuno è stato pagato e i costi sono stati comunitariamente sostenuti) – il cui obiettivo è quello di far aprire gli occhi agli italiani contro chi vuole la guerra. Il nemico è in casa come, per l'appunto, recita il tema di uno degli eventi della seconda giornata del convegno, quella incriminata.
Una serie di associazioni di diversa estrazione culturale e politica provenienti – per usare, onde capirci, categorie di luogo comune benché esse non corrispondono ormai più a nulla di reale – alcune da "destra" e altre da "sinistra" hanno organizzato nella ridente cittadina abruzzese, per i giorni dal 25 al 27 settembre prossimo, un convegno nel quale saranno trattati diversi temi di cultura storica e anche di attualità geopolitica. L'evento è titolato "Da Fiume al Dissenso" e prevede appuntamenti con storici e scrittori sulla figura del Gabriele D'Annunzio politico e sulla Carta del Carnaro, la costituzione del Libero Stato di Fiume, elaborata insieme dal Vate e dal sindacalista rivoluzionario mazziniano Alceste De Ambris – un documento ormai riconosciuto da tutta la storiografia contemporaneistica come chiaramente interno alla sinistra nazionale e quindi libertario e democratico – ma anche appuntamenti riguardanti i rapporti tra Italia-Europa-Russia sub specie storica e geopolitca in una chiave di lettura non atlantista ("La Russia non è un nemico") e riguardanti lo sterminio dei palestinesi di Gaza come anche le ragioni dell'Iran e i torti americani e israeliani, fino alle piste alternative emerse sulle effettive responsabilità della strage della stazione di Bologna del 1980.
È bastato l'annuncio del convegno per scatenare l'incolta e inquisitoriale pulsione dei cicisbei che si credono tutori della democrazia in pericolo mentre non s'avvedono che se ci sono pericoli per la democrazia sono tutti nell'egemonia della finanza angloamericana che domina il mondo e che essi cicisbei idiotamente supportano mentre proprio la sezione del convegno relativa all'attualità geopolitica, da essi incriminata, è in pratica criticamente diretta contro tale dominio.
Dato che il convegno sarà svolto in una sala pubblica regolarmente concessa dal Comune di Ortona – come ha appunto replicato, sulla stampa locale, il sindaco facendo notare che a nessun cittadino può togliersi la costituzionale libertà di riunione e di parola allorché ciò avvenga con mezzi pacifici, come nel caso in questione – l'ANPI, il Pd, Sinistra Italiana e altri partitini della asfittica galassia della sinistra fucsia (ossia scolorita dal rosso al rosa nel suo essersi oggettivamente posta a strumento dell'egemonia americana, ovvero della Nato, sul continente europeo, per controllare il dissenso) sono insorti, con modalità a dir poco illiberali e antidemocratiche nei toni intesi, per censurare il diritto dei "fascisti" di parlare. Supportati dal locale quotidiano Il Centro, l'ANPI e soci hanno orchestrato una campagna mediatica tutta volta a difendere l'Alleanza Atlantica da chi, suppongono, vuole metterla in questione perché putiniano e ispirato alle tesi euroasiatiche del filosofo russo Dugin. Così le critiche espresse dal citato quotidiano, Il Centro. Si tratta di un foglio locale diretto da Luca Telese che pure è stato autore di un equilibrato libro, titolato "Cuori neri", di inchiesta sul mondo della destra radicale. Detto quotidiano nel 2016 è passato dalla proprietà del Gruppo Editoriale L'Espresso (ovvero Carlo Caracciolo, ovvero Repubblica) a una cordata di imprenditori locali capeggiati da Luigi Pierangeli, proprietario anche dell'emittente locale Rete 8, nonché magnate della sanità privata abruzzese. Questo in un territorio dove proprio la sinistra, all'opposizione nel governo regionale, lamenta l'eccesso di spesa sanitaria pubblica devoluta verso le cliniche private (e che molto presumibilmente finisce anche per contribuire agli stipendi di certi giornalisti).
L'ANPI ha perfino scritto al Prefetto e al Questore, territorialmente competenti, affinché impediscano lo svolgersi del convegno e ha sollecitato un locale parlamentare piddino per una interrogazione parlamentare. Nel clima surreale creato da questi novelli Catoni era impensabile che sui muri della cittadina, sede del convegno, non apparissero scritte – che stando alla stampa locale sarebbero riconducibili ai circoli antifà di Giulianova, un'altra cittadina abruzzese – contro il sindaco bollato come "complice dei fascisti" e inneggianti lo slogan "i fascisti non devono parlare": che in sé è una affermazione molto "fascista" laddove si accetti il fascismo soltanto come privazione della libertà di dissenso. Cosa che è vera ma storicamente, ovvero da un punto di vista della comprensione storica, è soltanto un aspetto di un movimento politico ben più vasto e complesso.
Questo lo scenario. Che rivela soltanto una estrema ignoranza della storia e dell'attualità geopolitica da parte dei novelli censori. Facciamo un paio di esempi di questa loro ignoranza, giusto per sottolineare la complessità delle vicende storiche e politiche giammai riducibili ad alcuno schema ideologico precostituito. Come vorrebbero gli "antifà" politici, associativi e mediatici.
I novelli Catoni, che senza dubbio venerano la figura di Ettore Troilo, comandante partigiano della Brigata Maiella, molto probabilmente non sanno nulla dell'incontro ufficiale che egli, nell'immediato dopoguerra quale prefetto a Milano, ebbe, senza alcuna esitazione o diffidenza politica, tra il 29 e il 30 giugno 1947, con la moglie del colonnello e presidente dell'Argentina Juan Domingo Perón, Eva Duarte Perón (detta Evita), in visita di Stato in Italia. Il Peronismo, o "Giustizialismo", è stato un movimento argentino volto alla costruzione di una "Terçera Posicion", ovvero alla terza via insieme anticapitalista e anticomunista, che si ispirava dichiaratamente alla analoga esperienza di terza via tentata dal fascismo italiano. Juan Domingo Perón era stato in Italia, negli anni trenta, in qualità di addetto militare argentino (visitò, in tale veste, anche Chieti, uno dei capoluoghi di provincia abruzzesi) e rimase favorevolmente impressionato dal tentativo fascista di realizzare una forma di socialismo nazionale. Evita era la leader dell'ala più a sinistra del peronismo – quella dalla quale sarebbero derivati negli anni sessanta i "montoneros", poi vittime della repressione militare antiperonista – e Troilo, che era socialista, lo sapeva benissimo come d'altro canto conosceva perfettamente la natura politica del peronismo. Questa è una delle tante complesse vicende storiche che gli "antifà" dell'ANPI, de Il Centro, del Pd e di Sinistra Italiana ignorano.
Secondo esempio. Gli "antifà" dell'ANPI, del Pd, de Il Centro si ostinano a chiamare "fascisti" i relatori dughiniani della seconda giornata del convegno in programma ad Ortona, dedicata alla Russia. Ma ignorano che l'euro-asiatismo e lo stesso Dugin con il fascismo non hanno nulla da spartire, non solo in quanto il fascismo è storicamente collocato in un altro momento e contesto storico ma anche in quanto i relatori dughiniani, additati come pericolosi "fascisti", in realtà possono essere tutt'al più ascritti alla "destra tradizionale radicale" ma non al fascismo giacché quest'ultimo ha avuto una matrice squisitamente socialista e di sinistra collocabile – e qui D'Annunzio e la Carta del Carnaro sono esemplari – nell'alveo della corrente sindacalista rivoluzionaria e in quella demosociale del Risorgimento.
Dugin, tuttavia, è un filosofo e come tale chiunque ha il diritto di discuterne pubblicamente le tesi e di conoscerne il pensiero. Conoscere il pensiero di Dugin, trattarne in un convegno, non significa automaticamente sposare le sue tesi. È un russo, certo, e sta dalla parte russa. Ciò non toglie che resti un pensatore del quale e sul quale si ha diritto di fare convegni. Ecco perché Il Centro, il Pd e l'ANPI si comportano come novelli censori catoniani: perché hanno creato un clima repressivo, illiberale e antidemocratico inteso a negare l'esercizio di libertà costituzionalmente garantite a tutti. GARANTITE A TUTTI! NESSUNO ESCLUSO!
I nostri padri costituenti si sono saggiamente limitati – ben sapendo che non è possibile censurare il pensiero – a vietare la ricostituzione del partito nazionale fascista ma non hanno scritto in Costituzione che è vietato studiare e fare convegni anche sul fascismo. Di più. Il divieto di cui alla XII disposizione transitoria della Costituzione così recita: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all'articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall'entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista». Dunque il divieto, come riconosciuto anche in sede giurisprudenziale, è limitata al solo partito fascista ossia a quello che è stato il partito unico del regime dal 1925 al 1943 e non anche, ad esempio, a formazioni storiche precedenti, quali i fasci di combattimento, o seguenti, quali il partito fascista repubblicano. Tanto è vero che la disposizione costituzionale, in questione, non ha impedito, sotto il profilo giuridico della legittimità costituzionale, la nascita del Msi che, sebbene considerato nei termini della polemica politica fuori dall'"arco costituzionale", era un partito neofascista ma diverso dal PNF. Anche il fatto che in Costituzione siano state sancite esclusivamente limitazioni temporanee del diritto di voto e di eleggibilità soltanto per i "responsabili del regime fascista", limitazione temporale poi dalla legge di applicazione fissato in soli cinque anni, è indice dell'alto senso politico dei padri costituenti. Infatti se hanno assunto un tale tutto sommato ragionevole indirizzo è stato perché essi, che avevano vissuto gli anni del regime e constato il grande consenso di massa ad esso tributato, in particolare negli anni trenta, dall'intero popolo italiano, ben sapevano che la quasi totalità degli italiani, ed anche molti tra loro costituenti, si erano identificati consensualmente se non con il regime in sé certamente con molte sue politiche sociali. Quanto meno avevano per esse avevano avuto simpatie e apprezzamenti variamente graduati e modulati.
In quel di Ortona si sta tentando di mettere in atto una censura che dovrebbe indignare qualsiasi vero liberale. Perché i veri liberali, invece di contribuire alla indecente cagnara inscenata da Il Centro e dall'ANPI, organizzerebbero un contro-convegno per esporre le loro argomentazioni. Al contrario pare che l'ANPI voglia organizzare nella giornata incriminata del convegno una manifestazione piazzaiola. Perché evidentemente gli "anpisti" non hanno argomenti di tenore culturale da opporre a quelli portati avanti nel convegno da essi malvisto. Qui sta il punto. Dietro la facciata della difesa della democrazia liberale continuano ad allignare le pulsioni dell'intolleranza che purtroppo albergano in tutti, nella parte oscura di ogni essere umano. Chi ha a cuore la democrazia dovrebbe imparare a combattere, innanzitutto in interiore homine, quelle pulsioni e non ad alimentarle cercando lo scontro (in)civile. C'è il rischio che tolleranza e intolleranza restino, per molti presunti paladini della democrazia, concetti astratti non avendo mai la loro parte dovuto faticare per assicurarsi il legittimo esercizio dei diritti costituzionali di libertà e quindi non hanno mai imparato, per davvero, cosa è l'intolleranza non avendola mai subita sulla propria pelle.
Che quella messa in scena ad Ortona sia soltanto una manifestazione ideologica sorretta da una radice di intolleranza, affatto democratica, lo dimostra il fatto che pochi sono stati i nomi presi di mira per le idee portate avanti e i libri scritti. All'interno dell'evento generale ci sono, nella prima e nella terza giornata, oltre una decina di conferenze, tavole rotonde e docufilms, con la partecipazione di validi storici locali e di associazioni riconducibili alla sinistra non conforme, ma sono stati sistematicamente ignorati, come se non esistessero, dai censori perché, con tutta evidenza, il loro obiettivo, non potendo certo mettere in discussione l'autorevolezza degli storici invitati né prendersela con le associazioni di sinistra partecipanti, è soltanto la presenza di studiosi della "destra radicale" antiamericana. Non sono riusciti a trovare una "trama nera" in tutto il convegno, che durerà tre giorni, e quindi si sono accontentati di infangare poche persone il cui unico "reato" è fare cultura senza chiedere il permesso a nessuno, tantomeno all'ANPI, al Pd o a Il Centro. I quali, mentre chiedono la censura dell'evento ortonese, non hanno nulla da dire sui commenti postati sui social, e suscitati dalla loro iniziativa censoria, che puntualmente evocano la forca o le bastonate contro chi non è allineato al pensiero unico dominante.
La questione, molto probabilmente, è che si ha ancora memoria della figura da "perecottari" (espressione tipica abruzzese per qualificare qualcuno di rozzezza culturale) che fecero, alcuni anni fa, taluni esponenti della sinistra locale nel tentativo di bloccare le annuali iniziative celebrative, in quei casi ufficialmente sponsorizzate dalla Regione Abruzzo, di Gabriele D'Annunzio, presso la pubblica sede dell'Aurum di Pescara, coordinate da Giordano Bruno Guerri, attuale presidente della Fondazione del Vittoriale degli italiani nonché noto storico specializzato sul Poeta pescarese e sull'impresa di Fiume, e che videro la partecipazione di storici e uomini di cultura di alta caratura, taluni persino dall'estero.
Per l'ANPI abruzzese e il locale Pd, e i loro supporters mediatici, in questa occasione è certo molto più agevole chiedere la chiusura del Centro Librario La Cittadella, di Pescara, mero coordinatore dell'evento ortonese la cui paternità deve invece essere ricondotta a un avvocato locale che non ha esitato a rivendicare pubblicamente tale paternità nel tentativo, inutile, di chiarire le cose confusamente e erroneamente riportate dal foglio locale sopra nominato. Detto Centro librario è gestito da alcuni giovani – autorganizzati, senza appoggi politici, e per questo indifesi dagli attacchi dei censori – dediti alla cultura e allo studio nonché alla pubblicazione di opere e autori tra i più grandi della cultura italiana e europea del Novecento che, per i novelli censori, hanno però la colpa di aver simpatizzato, negli anni trenta, con i fascismi e che quindi, per i censori, dovrebbero essere condannati alla "damnatio memoriae". Parliamo di filosofi e scrittori come Carl Schmitt, Martin Heidegger, Ernst Jünger, Robert Brasillach, Pierre Drieu La Rochelle, Ezra Pound, Giovanni Gentile, Knut Hansum, Friedrich Nietzsche, René Guenon, Julius Evola, Attilio Mordini, Augusto del Noce, Alvaro D'Ors, Miguel Unamuno, Ortega y Gasset, Ramiro De Maetzu, e via dicendo. Ai quali, nel milieu culturale dei giovani frequentanti il Centro Librario, si potrebbero aggiungere anche i testi di noti studiosi e cattedratici contemporanei di diverse discipline, dal politologo Marco Tarchi allo storico Franco Cardini fino agli scrittori Marcello Veneziani e Pietrangelo Buttafuoco. Quest'ultimo censurato dal governo di centrodestra per avere ospitato gli artisti russi alla Biennale di Venezia. Dimostrazione che l'ANPI e il Pd abruzzese possono darsi la mano con Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia, quanto a pulsioni censorie. Bisogna oggi prendere totale distanza tanto dal centrosinistra quanto dal centrodestra che non sono semplicemente sulla stessa miserevole sponda ma sono la stessa miserevole sponda.
I nuovi Catoni invece di lamentarsi dovrebbero chiedersi perché mai la migliore intellettualità di quel tempo simpatizzò con i regimi fascisti e/o con quelli comunisti e non invece con la democrazia liberale e chiedersi, semmai, quali siano i deficit culturali e politici di quest'ultima che possono aver portato grandi intelligenze a guardare con simpatia modelli alternativi per quanto, oggi lo sappiamo ma allora non lo sapevano, forieri di tragiche e pericolose prassi. Tuttavia, quella intellettualità, sia se simpatizzante con i fascismi sia se simpatizzante con i comunismi, quando se ne rese conto criticò quelle prassi e cercò, benché inutilmente, di oltrepassarle indicando vie alternative.
Resta comunque il fatto che i relatori invitati nel convegno di Ortona è gente che ha il sacrosanto diritto, costituzionalmente sancito, di riunirsi in modo pacifico e parlare pubblicamente. E questo indipendentemente da dove essi provengano, indipendentemente quale sia il loro passato politico. Nelle scuole pubbliche trovano ospitalità e possibilità di parlare persino gli ex brigatisti rossi ma a quanto pare per l'ANPI Abruzzo e il Pd chi politicamente proviene dalla destra radicale non ha diritto di parlare in un pubblico teatro regolarmente concesso dalle competenti autorità cittadine. L'ANPI e il Pd abruzzesi, e tutti coloro che si sono associati alla vergognosa messinscena, dovrebbe imparare cosa significa essere liberali e anche cosa significa essere intellettualmente liberi. Perché non esiste personaggio o tema che possa essere censurato in una società che si dice liberale. Neanche temi inerenti Paesi con i quali saremmo in guerra (ma ufficialmente non c'è stato di guerra tra Russia e Italia). È emerso lo schiacciamento mentale della sinistra neoliberale sugli Stati Uniti che lungi dall'essere nostri alleati sono i nostri padroni.
Nel contesto di questo atto di killeraggio giornalistico-politico, persino il richiamo, da parte dei novelli censori, agli eventi della seconda guerra mondiale, allorché Ortona fu teatro di una furibonda battaglia tra l'esercito tedesco e quello anglo-americano, si è rivelato del tutto fuori luogo, perché giocato in modo strumentale per un tentativo di censura politica e culturale di un evento che collegare a quei tragici fatti è soltanto vergognoso. Quanto sta accadendo ad Ortona riporta alla memoria gli analoghi killeraggi incrociati contro il convegno, nel 1984, "Sinistra e Nuova Destra" svoltosi a Firenze con, insieme, Marco Tarchi e Massimo Cacciari. Certo il livello dei due eventi è diverso ma anche in quel caso ci fu lo stracciamento delle vesti da destra e da sinistra contro un tentativo "scandaloso" di oltrepassare le barriere comode per il potere.
Contro i nuovi Catoni siano rivendicati i diritti di libertà, di dissenso, di riunione, di confronto tra culture e sensibilità diverse, che la Costituzione garantisce. Per tutti e non solo per chi è gradito ai censori di turno.
