Da Fiume al dissenso: l'evento che la sinistra antifascista non può perdonare perché smaschera i suoi padroni.
11.09.2026

Un attento osservatore mi invia questo suo contributo sulle vicende in margine al Convegno di Ortona: da Fiume al dissenso che pubblico molto volentieri.
di Domenico Nucci
Quando un evento riesce a mettere insieme voci fuori dal coro, memorie scomode e critica radicale al potere vigente, la reazione della sinistra antifascista ufficiale è sempre la stessa: “è fascista!”. Non argomentano. Non contestano i contenuti. Sbattono l’etichetta e passano oltre. È il riflesso condizionato di chi ha smesso da tempo di fare opposizione e ha scelto di fare da guardia al sistema.
“Da Fiume al Dissenso” non è un evento di destra. Non è un evento di sinistra. È qualcosa di più pericoloso per chi sta sopra: è nazionalpopolare. È il tentativo di ricostruire uno spazio in cui il popolo – non le élite, non le fondazioni, non i think-tank atlantici – possa parlare di sovranità, di memoria, di indipendenza reale senza doversi inginocchiare davanti alle narrazioni imposte. Ed è proprio per questo che viene attaccato. Ed è per questo che 25-26-27 Settembre è necessario che si vada ad Ortona per seguire l'iniziativa.
La sinistra antifascista che oggi grida allo “scandalo” non è più quella che un tempo contestava le guerre. È diventata la più fedele ausiliaria della NATO e delle politiche di potenza americane. Ha trasformato l’antifascismo in un’ideologia di regime: serve a criminalizzare ogni critica all’ordine liberale-globalista, ogni richiesta di indipendenza nazionale, ogni rifiuto delle guerre per procura. Mentre i missili piovono e le economie europee vengono svuotate per finanziare conflitti che non sono nostri, questi signori si occupano di scovare “fascisti” tra chi osa mettere in discussione la narrativa ufficiale.
Sono gli stessi ambienti che hanno applaudito (o taciuto) quando si bombardava la Serbia, quando si distruggeva la Libia, quando si faceva a pezzi la Siria, quando si spingeva l’Ucraina in una guerra contro la Russia. Hanno trasformato la bandiera della “democrazia” e dei “diritti” in un’arma di propaganda per giustificare interventi, sanzioni e riarmo. E adesso, di fronte a un evento che prova a parlare di Fiume, di autonomia, di dissenso autentico, di popolo contro oligarchie, tirano fuori lo spauracchio della “ultradestra” (che sinceramente fa pena come parola, alla faccia di chi parla di superiorità culturale della sinistra).
È una mossa disperata quella che si sta consumando su Ortona. Perché sanno benissimo che il fascismo è terminato nel 1945 mentre il solo totalitarismo contemporaneo è quello che vogliono creare con le loro censure. È il totalitarismo soft delle élite globaliste: controllo del discorso, criminalizzazione del dissenso, uniformazione culturale, cessione di sovranità a strutture opache e non elettive. È il potere che decide chi può parlare e chi deve essere zittito. Ed è contro questo potere che un evento come “Da Fiume al Dissenso” prova a costruire uno spazio trasversale.
Trasversale non significa “nebuloso” o “ambiguo”. Significa che rifiuta le divisioni artificiali imposte da chi vuole tenere il popolo frammentato. Significa che può e deve accogliere chi viene da storie diverse – di sinistra antimperialista, di destra sociale, di cattolicesimo non progressista, di anarchismo antiautoritario così come jungeriano del “passaggio al bosco” e del “ribelle”– purché condivida l’unica rottura davvero necessaria: quella con le élite che hanno svenduto nazioni, identità e futuro in nome del mercato e dell’ordine atlantico.
Chi accusa questo spazio di essere “neofascista” sta semplicemente confessando di non volere alcun dissenso reale. Vuole solo il dissenso autorizzato, quello che non tocca i nervi scoperti del potere: la NATO, le guerre americane, la cessione di sovranità, la trasformazione dell’Europa in protettorato. Tutto il resto può essere discusso. Questo no.
Com'è già stato scritto però: “Da Fiume al Dissenso” non chiede il permesso. Non chiede di essere accettato dai custodi dell’antifascismo di regime. Rivendica il diritto di esistere come spazio del popolo contro le oligarchie. E se questo li fa imbestialire, è solo la conferma che si sta toccando il punto giusto.
Il vero nemico, oggi, è chi grida “fascista” a chiunque rifiuti di marciare al passo delle guerre altrui e delle élite che le promuovono.
