I fondamentali del multipolarismo

di Gerardo Rapini
Uno dei primi studi strutturati sul multipolarismo dei serbatoi di pensiero statunitensi lo propone il Carnegie Endowment for International Peace (CEIP), uno dei più influenti think tank specializzato in politica estera e relazioni internazionali, fondato nel 1910 da un magnate dell'acciaio e filantropo Andrew Carnegie con sede a Washington D.C. E con "filiali" in importanti zone di attenzione del mondo: Bruxelles per l'Europa, Nuova Delhi per l'India, Berlino per l'Eurasia, Beirut per il Medio Oriente e Singapore per la Cina). Si occupa, tra l'altro, di geopolitica e sicurezza e di Democrazia e Governance. Riceve finanziamenti anche da:
Open Society Foundations di Soros;
Bill & Melinda Gates Foundation;
Ford Foundation e John D. e Catherine T. MacArthur Foundation;
William and Flora Hewlett Foundation e Open Philantropy;
Dipartimento di Stato, Ambasciate e agenzie di difesa USA;
Grandi aziende, multinazionali e svariati governi: Microsoft, Meta, Google, Bank of America, Accenture e Standard Chartered, filantropi ed es diplomatici, governi e ministeri di Regno Unito, India, Giappone e Corea del Sud.
In un documento del 2019 sulla "guerra ibrida" (political warfare), titolato The Primakov (not Gerasimov) Doctrine in Action (La Dottrina Primakov (non Gerasimov) in Azione) a firma di E. Rumer, affronta e spiega la dottrina Primakov sul multipolarismo. Ne coglie, ovviamente e soprattutto, i risvolti geopolitici centrati su due punti principali: contenimento e contrasto dell'egemonia unipolare USA; "impegno "per un mondo multipolare gestito da un concerto di grandi potenze in grado di bilanciare il potere unilaterale degli USA." L'urgenza di contribuire a definire la questione era dettata dalla annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014 e un sempre più forte rullo dei tamburi di guerra in Ucraina in seguito al fallimento degli accordi di Minsk e alla guerra civile già in atto nel Donbass.
E' assente completamente in questo studio una elemento fondamentale, ovvero, non si può ridurre il multipolarismo al solo aspetto geopolitico, poiché esso si sviluppa attorno ad idee di matrice culturale che, invece, sono molto importanti. Lo aveva compreso e non sottovalutato S. P. Huntington sin dalle prime pagine del suo libro, voluminoso, per molti aspetti non più attuale e anche un pò noioso, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, edito in inglese ("The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order") la prima volta nel 1996, che aveva avuto una grande risonanza negli USA. Huntington si sofferma spesso sulla valenza culturale dello scontro fra civiltà, spiegando le prospettive di cambiamento basate su assunti culturali profondi. Mi si perdoni la lunga citazione che includo, ma la considero, da questo punto di vista, molto importante:
"Nel mondo post guerra fredda le principali distinzioni tra i vari popoli non sono di carattere ideologico, politico o economico, bensì culturale. Popoli e nazioni tentano di rispondere alla più basilare delle domande che un essere umano possa porsi: chi siamo? E lo fanno nel modo tradizionale in cui l'essere umano ha sempre risposto: facendo riferimento alle cose che per lui hanno maggiore significato. L'uomo si autodefinisce in termini di progenie, religione, lingua, storia,valori, costumi e istituzioni. Si identifica con gruppi culturali: tribù, gruppi etnici, comunità religiose, nazioni e, al livello più ampio, civiltà. L'uomo utilizza la politica non solo per salvaguardare i propri interessi ma anche per definire la propria identità... Gli stati nazionali restano gli attori principali della scena internazionale. Le loro azioni sono ispirate come in passato dal perseguimento del potere e della ricchezza, ma anche da preferenze, comunanze e differenze culturali... In questo nuovo mondo i conflitti più profondi, laceranti e pericolosi non saranno quelli tra classi sociali, ricchi e poveri o tra altri gruppi caratterizzati in senso economico, bensì tra gruppi appartenenti ad entità culturali diverse ...il tutto non per ragioni ideologiche, strategie di potere o interessi economici, ma per motivi di affinità culturale... Il modello di sviluppo politico ed economico varia da una civiltà all'altra … il potere sta passando dalle tradizionali civiltà occidentali alle civiltà non occidentali. Lo scenario politico mondiale è diventato multipolare e caratterizzato da più civiltà." pp. 15.16.25
Huntington certifica così la fine del progetto liberale e, più propriamente, neoliberista di globalizzazione uniformante della cultura "occidentale, woke e dei diritti", che sintetizza nella frase "i popoli intendono modernizzarsi, senza per questo doversi occidentalizzare"; così accadrà anche alla visione classista, che, durante la guerra fredda, aveva alimentato la ideologia antimperialista di impostazione marxista dei paesi non allineati. Non saranno più, in altri termini, le ideologie liberali e marxiste a determinare il quadro interpretativo e prospettivo dei popoli, ma le loro culture.
Primakov, nel formulare la sua dottrina multipolare non aveva affatto trascurato l'influenza che la ricchezza culturale, identitaria, finanche quella religiosa ortodossa, russa alla base del suo abbozzo in un suo libro Un mondo senza la Russia? Le conseguenze della miopia politica, stampato in Russia nel 2009 e tradotto in Italia da Pacini editore nel 2018. Egli nella sua vita pubblica precedente aveva, infatti, preso le distanze dalla preponderante Chiesa ortodossa russa, in perfetto stile sovietico e marx-leninista. Tuttavia, si rese conto, proprio perché le fedi religiose delle popolazioni russe non si erano mai spente nonostante la fortissima pressione sovietica, che esse contribuivano enormemente alla unità e specificità della storia russa. Pertanto, anche da profondo conoscitore della lingua e della cultura arabe e abile rappresentante della diplomazia russa come ministro degli esteri, da un lato promosse una nuova prospettiva geopolitica multipolare, dall'altro si sforzò di valorizzare le culture dei popoli come fondamento di tali prospettive.
Si è già detto in un precedente contributo dedicato proprio a Primakov di quanto le sue idee abbiano influenzato la necessità da parte di Putin di tutelare, innanzitutto, la sicurezza della Russia e di spiegare la onnicomprensività della visione multipolare nei suoi discorsi pubblici. Ribadisco, perciò, che Primakov è l'ispiratore di Putin e non altri.
E' stato Primakov, che pensava a questo progetto già dal 1990, a realizzare il primo tentativo di confronto e accordo fra civiltà diverse con i RIC, il "triangolo strategico" tra Russia, India e Cina, come primo e concreto asse euroasiatico di bilanciamento geopolitico multipolare nel rispetto reciproco. Infatti, mentre la Cina aveva già sottoscritto con la Federazione russa un accordo di amicizia venticinquennale, rinnovabile e tuttora vigente, coinvolgere l' India avrebbe facilitato la riappacificazione gra queste due potenze che si combattevano fra loro fin dal 1962, a causa della disputa per il confine lungo l'Himalaya, frettolosamente e furbescamente segnato dagli inglesi con un tratto di matita sulla carta geografica a suo tempo e mai accettato da Pechino. E questo è uno dei punti di forza del multipolarismo: risolvere pacificamente con la diplomazia i contrasti, alla luce del riconoscimento e del rispetto reciproco, come alternativa alle interferenze e ingerenze costrittive egemoniche unipolari nordatlantiche a trazione USA.
Putin ha proseguito convintamente questo percorso ed ha ampliato i partecipanti invitando il Brasile nel 2009 (BRIC) e il Sud Africa un anno dopo (BRICS). Il successo di questa iniziativa si è concretizzato nella formula dei BRICS+, nel 2024 dove il segno + sta ad indicare l'apertura ad altri 10 Stati che hanno aderito e ad altri ancora che hanno manifestato interesse a partecipare. Visto l'enorme successo del formato, delle innovazioni realizzate, della grande quantità di proposte in campo e di altre realtà multipolari oltre ai BRICS+ in atto, tutto ciò sarà oggetto di attenzione in un prossimo contributo.
Quali sono, pertanto, i principi fondanti e irrinunciabili del multipolarismo, così da inquadrarlo non solo nella prospettiva geopolitica, ma anche in quella culturale?
Rispetto della sovranità di ogni singolo Stato e pluralismo delle civiltà;
Riconoscimento e rispetto nei confronti di molteplici centri di potere;
Equilibrio di potenza;
Uguaglianza sovrana;
Pluralismo politico e culturale (non ingerenza verso le forme giuridiche e politiche che ogni singolo stato intende adottare e rispetto di ogni cultura e dei propri valori);
Cooperazione e mediazione, per la soluzione pacifica e reciprocamente vantaggiosa di conflitti, compresi i cosiddetti conflitti di faglia;
Risoluzione di conflitti con la diplomazia e riforma degli organismi internazionali, fra cui principalmente l'ONU, a tutela di ogni singola statualità secondo i principi del diritto internazionale;
Commercio equo e reciprocamente vantaggioso.
Accordi secondo i principi del multilateralismo e del bilateralismo rispettoso, vantaggioso e alla pari (nessuno deve sedersi a capotavola e ritenersi superiore a chiunque altro).
