Il vandalismo sulla statua di Churchill a Parliament Square è l'ironico sintomo di un cortocircuito ideologico più ampio.
di Sergio Saraceni

La notte del 27 febbraio 2026 la celebre statua di Winston Churchill è stata imbrattata con la scritta "criminale di guerra sionista" e "Free Palestine", "Stop al genocidio". Il fatto si inserisce in una vasta sequenza di attacchi contro figure e fatti della storia occidentale, e rivela una contraddizione profonda che attraversa gran parte del mondo che si definisce "antifà" e "pro-Pal". Adesso però andiamo con ordine e cerchiamo di scardinare ogni pensiero debole.
Churchill è stato il bersaglio, ma è il sionismo il suo "peccato originale"
Winston Churchill fu massone, protestante, imperialista e sostenitore del progetto sionista. Sostenne la Dichiarazione Balfour del 1917 e, nel corso della sua carriera, difese l'idea di una "homeland" ebraica in Palestina come soluzione a problemi europei e come avamposto britannico. Questo è storicamente incontestabile. Per chi oggi considera il sionismo in sé un crimine originario, Churchill diventa automaticamente un "criminale".
Il problema nasce quando questa lettura viene applicata in modo selettivo. Se il sostegno al sionismo rende Churchill moralmente irredimibile, allora chi combatté Churchill nella Seconda guerra mondiale dovrebbe, per coerenza, essere rivalutato almeno su quel punto. E qui il cortocircuito diventa evidente.
Parliamo in breve con solo due esempi plateali dell'Asse e della questione orientale:
L'Asse verso i popoli oppressi dalla "Gran Bretagna" ebbe delle politiche alquanto ampie rispetto alla narrativa della vulgata dominante che vorrebbe i Fascismi come fenomeni ultra razzisti (ignorando il fatto che i presunti "buoni" come inglesi, francesi, belgi, e americani avevano decine e decine di colonie, campi di concentramento e stati di apartheid. Si leggano - per fare un veloce esempio - le dichiarazioni di Jesse Owen sulle olimpiadi del 1936) . In India: il Subhas Chandra Bose e l'Indian National Army collaborarono con il Giappone e, in misura minore, con la Germania. Vi fu anche un grande arruolamento di indiani nelle Waffen SS. Il Giappone a sua volta usò la propaganda anticoloniale per indebolire l'Impero britannico in vari territori, per sviluppare una "Sfera di co-prosperità".
Nel mondo arabo e in Palestina: il Gran Mufti di Gerusalemme, Amin al-Husseini, si alleò con Hitler e soggiornò a Berlino. Promosse la causa araba e si oppose al sionismo (chi l'avrebbe mai detto che i "cattivi" avessero così tanta considerazione di un arabo?).
A questo punto il cortocircuito antifascista-antisionista è evidente:
Qui nasce l'incoerenza strutturale di una parte significativa dell'attuale "antifa" e "pro-Pal". Ci si dichiara antifascisti e quindi, per definizione, eredi della vittoria sul nazifascismo. Allo stesso tempo si tratta Churchill (avversario politico e militare di Hitler) come simbolo del male perché "sionista". A questo punto, per coerenza, si dovrebbe allora rivalutare o almeno relativizzare chi Churchill ha combattuto. Ma non lo si fa e per giunta si continua a usare il termine erroneo di "fascismo" contro Israele e i suoi sostenitori.
Il risultato è quello di un antifascismo che ha perso il senso stesso del fascismo e del nazionalsocialismo. Una realtà amorfa dunque, che non combatte (non lo ha mai fatto d'altronde) le gerarchie bancarie e l'autoritarismo totalitario; ma che combatte simboli occidentali e, in particolare, statue vecchie e ignorate dalle nuove generazioni (che non avranno problemi da qui a vent'anni a scambiare il sionista Churchill con il, sempre sionista, Hitchcock se soltanto sapessero i nomi di entrambi).
Ciò dimostra ancora una volta che questa azioni sono due facce della stessa medaglia di stampo mondialista:
La verità è che la più ampia parte di questo attivismo "antifa/pro-Pal" non è un'alternativa al sistema, ma una sua succursale più rozza e ignorante. Il globalismo contemporaneo (tra istituzioni internazionali, grandi fondazioni, capitale finanziario, cultura progressista dominante nelle "basse-élite" occidentali) ha costruito un consenso basato sulla decolonizzazione selettiva (contro l'Occidente, non contro altri imperi); l'antirazzismo istituzionale; il sostegno (condizionato) ai popoli "oppressi" (divisi sempre in serie A e serie B) purché non mettano in discussione l'ordine economico e migratorio globale; la demonizzazione di qualsiasi forma di identità nazionale o civiltà europea "forte".
L'antifascismo di piazza e i pro-Palestina di massa forniscono la manodopera emotiva e simbolica a questo progetto. Distruggono statue, urlano al "genocidio", accusano di "sionismo" figure storiche che hanno fatto parte del loro stesso progetto contro i Fascismi, ma non mettono in discussione i meccanismi reali di potere (alta finanza e signoraggio, migrazioni di massa, dissoluzione delle nazioni europee, controllo delle piattaforme). Sono, in questo senso, funzionali: offrono un nemico esterno o simbolico (Israele, Churchill, "l'Occidente coloniale", il Fascismo che ritorna dai banchi di qualche conferenza in un paese) che canalizza la rabbia senza toccare le strutture che producono la rabbia stessa.
Chi dice di combattere "il sistema" finisce spesso per rafforzarlo, perché il sistema ha già interiorizzato e neutralizzato gran parte di quel linguaggio, anzi, possiede gli stessi temi. L'antisionismo senza contesto geopolitico diventa dunque una ennesima forma del relativismo e della dissoluzione che il globalismo promuove in occidente.
In conclusione:
Imbrattare Churchill come "criminale sionista" non è un atto di radicalismo. È un atto di amnesia selettiva. Se Churchill è il male perché sostenne il sionismo, allora la storia della Seconda guerra mondiale diventa incomprensibile. Questo non è antifascismo: è una riscrittura ideologica di maniera che serve a mantenere viva una penosa narrativa di colpa occidentale permanente.
Il vero cortocircuito non è solo logico o ideologico. È politico: una parte del mondo che si crede rivoluzionaria riproduce, in forma più rozza e più emotiva, gli stessi meccanismi di delegittimazione che il potere globalista ha già messo in atto da decenni. Due facce, stessa medaglia.
*A tale proposito consiglia la lettura dei seguenti testi:
Progetti di egemonia. Neoconservatori statunitensi e neorevisionisti israeliani a confronto
Autore: Francesco Brunello Zanitti
Edizioni all'insegna del Veltro
L'Inghilterra, l'avversario del continente europeo.
Autore: Johann von Leers
Edizioni all'insegna del Veltro
L'India e il nazismo.
Autore: Savitri Devi
Edizioni all'insegna del Veltro
La politica maghrebina del Terzo Reich.
Autore: Stefano Fabei
Edizioni all'insegna del Veltro
Guerra santa nel Golfo.
Autore: Stefano Fabei
Edizioni all'insegna del Veltro
Il Fascismo e l'Islam.
Autore: Enrico Galoppini
Edizioni all'insegna del Veltro
Il Reich e l'Afghanistan.
Autore: Stefano Fabei
Edizioni all'insegna del Veltro
Religione antifascista
Autore: Roberto Lobosco
Idrovolante Edizioni
L'inganno antirazzista
Autore: Stelio Fergola
Passaggio al Bosco
I miti del sionismo
Autore: Claudio Mutti
Edizioni di Ar
*Ci sarebbero molti altri testi ma per ragioni di spazio meglio terminare qui.
