Io sono un fedayn. Il diario di un guerrigliero per la libertà palestinese

21.09.2026

di Sergio Saraceni

Collana "I proscritti" - Centro Studi e Ricerca Cittadella, Pescara 2026, pp. 164 

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Palestina
Copertina del libro

Può la Causa palestinese essere uno degli elementi decisivi per il superamento delle vecchie categorie di destra e sinistra? Può la solidarietà ad un popolo e ad una terra essere l'humus per una maggiore comprensione e diffusione di un mondo multipolare? Può il sangue dei cristiani e dei musulmani essere elemento di pacificazione e di lotta comune contro il nemico che ha circuito ampie parti di queste due fedi, e che vorrebbe dominare sopra esse? Queste sono molte domande, ed anche molto delicate. Indubbiamente però in Palestina si muore, i cristiani vengono perseguitati, i palestinesi vengono sterminati, i luoghi di culto vengono chiusi ed il mondo politico rimane per convenienza e viltà a guardare - per citare un vecchio canto dedicato ad un'altra esemplare battaglia unitaria - "sull'orlo della fossa seduto".

Dal mio personale punto di vista c'è un testo che risponde a molti di questi quesiti. Pubblicato originariamente in francese nel 1976 e in italiano nel 1977, il libro è riemerso solo negli ultimi giorni grazie alla cura di Emanuele Campilongo e al Laboratorio Editoriale e l'archivio del Centro Studi e Ricerca Cittadella, che lo ha inserito come apripista della collana "I Proscritti". Questo non è un saggio geopolitico né un pamphlet propagandistico: è una testimonianza in prima persona, cruda e diretta, del percorso di un combattente palestinese.

Mahmoud Issa, nato nel 1943 a Saint-Jean-d'Acre (Akka) in una Palestina già in guerra, racconta l'infanzia segnata dalla Nakba del 1948, l'esodo verso i campi profughi in Libano, la scoperta precoce della morte e dello sradicamento. Musulmano convertito al marxismo, si considera un "combattente dell'esilio" più che un semplice "combattente della fede". Entra nei commandos, partecipa alla battaglia di Karameh (1968), viene catturato durante i massacri del Settembre Nero in Giordania, prende parte a un'operazione ad Atene (legata al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina), finisce in carcere sotto il regime dei colonnelli greci e si ritrova nei combattimenti di strada a Beirut. Il racconto si chiude in modo quasi frammentario, immerso nella violenza urbana libanese.

Il valore del testo sta proprio nella sua natura di documento vivo. Issa non idealizza la lotta né la riduce a slogan: descrive disciplina, sofferenza, fame, legami di solidarietà e l'amore per una terra considerata più grande della propria vita. Il linguaggio è sobrio, a tratti spietato, ma "senza odio", come sottolineava già l'edizione francese. Il lettore è lasciato libero di giudicare. La parola fedayn (da fidāʾī, "colui che si sacrifica") viene restituita al suo significato esistenziale e collettivo, lontano dalle etichette mediatiche dell'epoca e di oggi.

La riedizione italiana, a quarant'anni da quella francese, arriva in un momento in cui la questione palestinese torna prepotentemente al centro dell'attenzione internazionale. Campilongo con la sua prefazione colloca il volume nel suo "miglior" contesto possibile, in dialogo con il presente, senza forzature ideologiche. Il libro non propone soluzioni facili né dogmi: offre la possibilità di ascoltare, senza intermediazioni, la voce di chi ha vissuto la resistenza palestinese dall'interno in un'epoca in cui le grandi narrazioni ufficiali stavano già prendendo forma. Per scelta, ed anche un po' per sfida, è stata aggiunta nel testo una serie di citazioni e di immagini che rispondo ad uno dei quesiti iniziali. Quale sia il quesito lo capirà chi avrà la volontà di leggere il testo.

"Io sono un Fedayn" è un documento raro e necessario. Non pretende di chiudere il dibattito sulla causa palestinese: ma restituisce spessore umano a una pagina di storia ancora sanguinante. Chi vuole andare oltre le narrazioni unilaterali e confrontarsi con una voce scomoda e autentica lo troverà una lettura impegnativa e imprescindibile. Un atto di recupero della memoria che merita di essere ascoltato.