Jeffrey Sachs: Il dominio occidentale è finito e i BRICS stanno costruendo il mondo post-occidentale.

19.09.2026

di Glenn Diesen

geopolitica brics
J- Sacchs

l professor Jeffrey Sachs sostiene che il mondo sta attraversando una trasformazione storica, passando da diversi secoli di dominio occidentale a un ordine internazionale autenticamente multipolare, con i BRICS che rappresentano il ritorno dell'Asia e del mondo in via di sviluppo al centro degli affari globali.

L'ascesa e la caduta del dominio europeo

Sachs fa risalire il dominio occidentale al 1750 circa, quando le potenze europee iniziarono ad acquisire un'egemonia globale. Sostiene che l'ascesa dell'Europa fu resa possibile in parte dalla conquista delle Americhe, che portò enormi ricchezze e risorse, e in parte da una straordinaria accelerazione nello sviluppo scientifico, tecnologico e nell'organizzazione economica. La Gran Bretagna divenne successivamente la principale potenza imperiale, mentre gli stati europei si spartirono gran parte del mondo.

Gli Stati Uniti si unirono quindi a questa espansione imperiale. Secondo Sachs, alla fine del XIX secolo Washington aveva iniziato a costruire il proprio impero globale, anche attraverso l'annessione delle Hawaii, la guerra con la Spagna e l'acquisizione delle Filippine. Entro il 1900, l'Europa e gli Stati Uniti avevano instaurato un sistema di dominio globale.

Le due guerre mondiali finirono per sfinire l'Europa, lasciando gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica come principali potenze dopo il 1945. Sachs sostiene che Washington costruì quindi un sistema istituzionale internazionale incentrato sugli Stati Uniti, comprendente le Nazioni Unite, le istituzioni di Bretton Woods e il sistema commerciale globale.

L'illusione del dopoguerra fredda

Sachs identifica il dicembre 1991, con lo scioglimento dell'Unione Sovietica, come un punto di svolta decisivo. A suo avviso, gli Stati Uniti interpretarono il crollo sovietico non come l'inizio di un ordine internazionale cooperativo, bensì come una vittoria che sanciva il diritto americano a governare il mondo.

Sostiene che la politica estera statunitense si sia successivamente incentrata sul mantenimento dell'egemonia, sull'espansione delle alleanze e sull'uso della potenza militare ed economica contro gli stati che sfidavano il dominio americano. Collega questo approccio ai conflitti in Ucraina e in Iran e alla più ampia strategia americana in Medio Oriente.

Per Sachs, questa strategia si basa su una fondamentale incomprensione del cambiamento storico. Il potere economico non rimane permanentemente concentrato in un solo paese, e i tentativi di preservare il dominio geopolitico attraverso il confronto non possono impedire l'ascesa di altre società.

Il ritorno dell'Asia al centro

Sachs sostiene che lo sviluppo più importante dagli anni '50 ad oggi sia stata la ripresa dell'Asia dopo secoli di dominazione imperiale. La sovranità ha permesso a paesi come India, Cina e Indonesia di perseguire uno sviluppo economico indipendente.

La Cina è fondamentale per questa trasformazione. Sachs descrive l'espansione economica cinese dalla fine degli anni '70 come probabilmente il periodo di crescita economica sostenuta più rapido nella storia dell'umanità. Sostiene che l'ascesa della Cina sia il risultato di ingenti investimenti, elevati livelli di risparmio, sviluppo tecnologico e duro lavoro, piuttosto che semplicemente di manipolazioni finanziarie o aiuti occidentali.

Secondo la sua valutazione, l'Asia rappresenta ormai circa la metà o più dell'economia globale, mentre la Cina ha superato gli Stati Uniti in termini di dimensioni economiche se misurate utilizzando il calcolo della parità di potere d'acquisto. Sostiene inoltre che anche l'India sta rapidamente acquisendo importanza economica e potrebbe diventare la seconda economia più grande del mondo.

I BRICS e un mondo post-egemonico

Sachs vede i BRICS come l'espressione istituzionale di questa più ampia trasformazione. I paesi principali dei BRICS rappresentano quasi la metà dell'umanità e una quota maggiore della produzione economica globale rispetto al G7. Per Sachs, quindi, i BRICS non sono semplicemente un altro blocco geopolitico. Rappresentano paesi che sono stati storicamente colonizzati, subordinati o esclusi dalla definizione del sistema internazionale e che ora reclamano pari voce.

Egli sostiene che i BRICS aspirano a un mondo basato sul multilateralismo, sul diritto internazionale e sulla cooperazione globale, piuttosto che a un sistema dominato da una potenza egemone. Le sue dichiarazioni pongono l'accento sulle Nazioni Unite, sulle regole del commercio internazionale e su un ruolo maggiore per i paesi emergenti e in via di sviluppo.

Sachs sostiene che questa trasformazione non debba essere interpretata come un tentativo da parte di Cina, Russia o altri membri dei BRICS di sostituire gli Stati Uniti come nuova potenza egemone. L'obiettivo, piuttosto, è un mondo multipolare in cui le grandi potenze coesistano senza che nessuna di esse rivendichi il diritto di dettare legge negli affari globali.

La scelta che si presenta all'Occidente

Sachs sostiene che gli Stati Uniti avrebbero potuto utilizzare il loro potere post-Guerra Fredda per preparare una transizione pacifica verso un sistema internazionale più equilibrato. Invece, a suo avviso, Washington ha trascorso gli ultimi 35 anni cercando di preservare il proprio dominio.

Egli considera l'ascesa della Cina e dell'Asia un naturale processo di convergenza economica, piuttosto che uno sviluppo intrinsecamente minaccioso. A suo avviso, i tentativi di contenere la Cina o di mantenere una supremazia americana permanente hanno creato conflitti inutili e aumentato il pericolo di guerra.

Secondo Sachs, l'ordine emergente incentrato sui BRICS non rappresenta la creazione di un nuovo impero, bensì la fine del periodo storico in cui l'Occidente poteva dettare le regole a tutti gli altri. La sfida principale ora è capire se gli Stati Uniti e i loro alleati accetteranno un mondo realmente multipolare e vivranno pacificamente al suo interno.