La centralità del conflitto ucraico: momento di accelerazione della crisi egemonica unipolare nordatlantica

di Gerardo Rapini
La migliore sintesi del conflitto
ucraino ce la offre M. D'Amico in un suo contributo centrato sulla
critica del governo Meloni nella sua ostinazione e pericolosità a sostenere
la parte ucraina.
Non era affatto difficoltoso "capire che la guerra in Ucraina in un modo o nell'altro era il detonatore di un'esplosione che avrebbe mandato in frantumi la totalitaria e soffocante egemonia americana e aperto a un mondo diverso." (cfr, https://vitisvera.substack.com/p/sempre-piu-grave-ed-esplicito-lappoggio?utm_source=post-email-title&publication_id=2741099&post_id=201724346&utm_campaign=email-post-title&isFreemail=true&r=1gc74p&triedRedirect=true&utm_medium=email)
La Operazione Militare Speciale cela il confronto ormai serrato e definitivo tra la Federazione russa e la NATO a trazione USA, ma soprattutto tra la nascente visione geopolitica multipolare e quella egemonica unipolare. Uno degli effetti più evidenti è proprio la grande risonanza globale che ha avuto il multipolarismo, del quale ancora si sapeva molto poco e quel poco lo si limitava ad accordi multilaterali fra Stati di natura commerciale ed economica, quando, in realtà, una fitta rete politica, tecnologica, finanziaria, economica e militare ne costituiva già una ossatura forte e diffusa nel sud globale.
La leadership USA, in un unico abbraccio fra democratici e repubblicani neocons, aveva da tempo individuato il trattamento da riservare alla Federazione russa: indebolirla economicamente, favorire e sostenere le forze di opposizione per realizzare un cambio di regime di ispirazione e con fondamenti liberali e neo liberisti favorevoli alla globalizzazione. Il passaggio successivo sarebbe consistito nella frammentazione dello Stato ex sovietico in tanti piccoli staterelli, sottomessi agli USA, per impadronirsi, poi delle enormi ricchezze naturali russe (solve et coagula). La retorica, fortemente sostenuta dai think tank USA, si era così spostata dalla lotta al comunismo alla determinazione di sconfiggere definitivamente ogni atteggiamento totalitario ed autocratico nel nome dei principi democratici di lotta alla corruzione, dello stato di diritto e di tutela delle minoranze. Ciò era perfettamente valido per la Federazione russa che di sovietico aveva ben poco. Non era ancora chiaro come poterlo fare. La scelta cadde sull'Ucraina, una ex repubblica sovietica, estesa geograficamente, con una cospicua presenza di forze antisovietiche nella parte occidentale, che già avevano dimostrato la loro capacità militare durante la seconda guerra mondiale (S. Bandera e l'UPA), ed una altrettanto cospicua presenza filorussa nella parte orientale. Si configurava come una perfetta zona conflittuale di faglia che, opportunamente alimentata e controllata, avrebbe costretto la Russia ad intervenire militarmente per poi apparire come l'aggressore da condannare.
L'Ucraina veniva, percià, vista come l'ideale luogo di scontro, dove non dover comparire direttamente e facilmente giustificabile agli occhi del mondo come aggressione contraria al diritto internazionale e, ovviamente, alla democrazia, addossando ogni colpa alla Federazione russa, come è, in effetti, avvenuto. Gli inglesi erano considerati maestri in questo senso, avendo già gestito situazioni simili nelle ex colonie, situazioni da loro stessi create e volute come conflittuali per poi essere gestite a loro modo per tenerle soggiogate e sfruttarne le risorse (v. Medio Oriente; Curdi; India al confine con Pakistan e Cina ecc). L'appoggio dell'MI6, i servizi di intelligence inglesi, sarebbe stata molto utile, così come Il BND tedesco e i servizi olandesi, perché attenzionate da tempo sulla Russia.
La trappola è, così, pronta. La CIA ha già preparato il suo progettino sul campo dal 2004-2012, le agenzie governative USA e le ONG si mettono all'opera, dando l'effettivo inizio ad una guerra non dichiarata e "ibrida". E' a due di queste ultime che mi riferisco in particolare: l'agenzia governativa USA NED - National Endowment for Democracy e la OS – Open Society di Soros. Il deep state è ben rappresentato in Ucraina da Victoria Nuland e dall'ambasciatore Geoffrey Piatt. (NOTA BENE: non bisogna mai dimenticare gli ingranaggi del deep state, perchè tutti si fiondano in questa situazione).



Victoria Jane NULAND: (Il funzionario USA che distribuisce vettovagliamenti ai rivoltosi di Madian nel 2103-2014); diplomatico statunitense di lungo corso, nota a livello internazionale per aver guidato la politica estera degli Stati Uniti in Europa e in Eurasia, con un focus centrale sulle relazioni con la Russia e la gestione della crisi in Ucraina; nel settore privato e accademico come Senior Advisor per lo studio legale internazionale Covington & Burling e come docente di diplomazia internazionale alla Columbia University, nodo importante della rete dei serbatoi di pensiero e finanziata dai Rockfeller; ha servito sei presidenti statunitensi e 10 Segretari di Stato appartenenti a entrambi i partiti politici; Sottosegretaria di Stato per gli affari politici (2021–2024); Assistente del Segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici (2013–2017); Ambasciatrice degli Stati Uniti presso la NATO (2005–2008); Portavoce del Dipartimento di Stato (2011–2013); sposata con Robert Kagan dal 1993, noto storico, politologo e saggista statunitense, neocon e membro di una delle famiglie più influenti più influenti della geopolitica statunitense.
Robert KAGAN: editorialista storico del Washington Post; cofondatore del movimento neocon Project for the New American Century; sostiene da sempre l'interventismo liberale e il ruolo guida degli Stati Uniti nel preservare l'ordine mondiale; membro del prestigioso think tank Brooking Institution di Wasghington, con un parterre di finanziatori di tutto rispetto: Bill & Melinda Gates Foundation, Ford Foundation, Rochfeller Foundation, Carnegie Corporation, Apple, Microsoft, Verizon e Google, Taiwan Semiconductor Manifacturing Company (TSCM), Bank of America, JP Morgan Chase, Lockeed Martin, Norton Group, governi europei, asiatici, ONU, Banca Asiatica di Sviluppo, Enti governativi e donatori individuali;
G. PYATT: diplomatico di lungo corso, ha concluso la sua carriera come sottosegretario; vice-Capo Missione degli Stati Uniti presso le Organizzazioni Internazionali a Vienna, rappresentando gli USA direttamente davanti all'AIEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) dal 2007 al 2010; sostenitore della linea dura contro la Russia; favorevole all'allargamento della NATO, del sostegno totale all'Ucraina e dell'uso dell'energia come arma geopolitica per colpire la Russia; nel 2014, ambasciatore USA in Ucraina, è trapelata un'intercettazione audio di una sua telefonata privata con l'allora Assistente del Segretario di Stato Victoria Nuland e nella registrazione si sentivano i due diplomatici discutere la composizione del futuro governo ucraino, un evento che scatenò un enorme caso diplomatico internazionale con la Russia.
La guerra ibrida e political warfare:
Secondo la RSI (Radio televisione Svizzera in lingua italiana) che riporta le considerazioni del Cremlino e di diversi analisti e think tank critici verso l'espansione occidentale, le "rivoluzioni colorate" (dalla Rivoluzione Arancione del 2004 a Maidan nel 2014) non sono moti spontanei, ma strategie di "political warfare" (guerra politica) pianificate a tavolino.
Questo termine fu coniato la prima volta nel 1948 dal diplomatico statunitense George Kennan, il quale la definì come l'impiego logico in tempo di pace della dottrina di Clausewitz, con lo scopo di piegare la volontà del nemico senza scatenare un conflitto armato aperto. Oggi questo fenomeno viene spesso classificato all'interno della "guerra ibrida" o della "competizione nella zona grigia". Consiste in un uso massiccio di più strumenti di potere per influenzare il processo politico decisionale di uno Stato e spesso viene eseguita segretamente ma deve essere intrapresa al di fuori del contesto della guerra convenzionale.(cfr. https://brainfactor.it/lattualita-della-political-warfare/).
1. Caratteristiche principali:
Assenza di scontro militare diretto: Si opera al di fuori del contesto della guerra convenzionale.
Arma psicologica e concettuale: l'aspetto principale è l'uso coordinato di parole, immagini, cyber-operazioni e idee per indebolire il tessuto sociale dell'avversario.
Obiettivo politico: forzare un cambio di rotta nelle politiche interne o estere del paese bersaglio.
2. Strumenti principali:
Pressioni economiche: applicazione di sanzioni, dazi commerciali o embarghi per danneggiare l'economia nemica.
Propaganda e Disinformazione: diffusione di notizie false o manipolate per destabilizzare l'opinione pubblica o minare la fiducia nelle istituzioni.
Guerra cibernetica: attacchi hacker mirati a infrastrutture critiche o interferenze digitali nei processi elettorali.
Sostegno alla sovversione interna: finanziamento e supporto clandestino a movimenti di opposizione, ONG compiacenti o gruppi di resistenza locali.
Diplomazia aggressiva: creazione di alleanze internazionali per isolare politicamente lo Stato rivale. (cfr https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_politica)

A- NED National Endowment for Democracy e Open Society. Il National Endowment for Democracy (NED) è una fondazione privata e non profit statunitense, finanziata principalmente dal Congresso degli Stati Uniti, attiva in Ucraina fin dal 1989. Nell'attuale contesto geopolitico, il NED agisce come un pilastro della strategia di Washington per sostenere la resilienza interna dell'Ucraina di fronte all'invasione russa, operando attraverso quattro direttrici principali:
Sostegno ai media indipendenti: Finanzia i giornalisti locali per garantire l'accesso alle informazioni nelle zone del fronte e contrastare la propaganda e i blocchi informativi del Cremlino;
Trasparenza e lotta alla corruzione: Supporta le iniziative civiche che monitorano la spesa militare e i fondi per la ricostruzione. Questo filone è cruciale anche in chiave geopolitica, poiché l'Ucraina ha ufficialmente avviato i negoziati di adesione all'Unione Europea, i quali richiedono profonde riforme istituzionali;
Documentazione dei crimini di guerra: Finanzia le ONG ucraine che raccolgono prove sul campo per supportare i futuri processi e i tribunali internazionali.
Rafforzamento della società civile: Potenzia le reti di volontariato e la governance locale per mantenere stabili le fondamenta democratiche dello Stato sotto la pressione del conflitto
la presenza del NED è interpretata in due modi opposti: per l'Occidente rappresenta uno strumento indispensabile a difesa della sovranità e dell'autodeterminazione dei popoli democratici, per la pace globale e la stabilità; da altri, viene considerata un'arma di ingerenza politica utilizzata dagli Stati Uniti per espandere la propria sfera d'influenza geostrategica; per altri, ancora, un ottimo strumento utilissimo per la qualificazione e la utilizzazione del doppio standard. (cfr. https://www.ned.org/)

B - Open society Foundation e la costellazione di Soros.
E' la più grande e facoltosa ONG che opera in Ucraina. La Open Society Foundations (OSF) si presenta come una rete filantropica globale fondata dal miliardario George Soros, oggi guidata dal figlio Alex Soros e dalla presidente Binaifer Nowrojee, funzionale secondo i principi del liberalismo e del neo liberismo. Dispone di un patrimonio multimiliardario (con oltre 32 miliardi di dollari investiti direttamente dalla fondazione) e finanzia progetti legati alla giustizia, ai diritti umani, alla trasparenza e al supporto dei sistemi democratici in tutto il mondo. Il suo focus:
Investimenti sul fronte statunitense;
Contrasto all'antisemitismo e all'islamofobia;
Supporto alle aree di crisi.
Mediante:
Erogazione di sovvenzioni (Grant-making);
Contenziosi strategici (Strategic litigation);
Tutela della libertà d'informazione.
Particolarmente in Ucraina:
Le attività di Open Society in Ucraina sono gestite principalmente tramite l'International Renaissance Foundation (IRF), fondata a Kiev nel 1990. Attraverso l'Ukraine Democracy Fund e l'IRF, l'organizzazione ha investito oltre 350 milioni di dollari dal 1990 per sostenere la società civile, le riforme democratiche, i diritti umani e i media indipendenti;
Dal 2022, a seguito dell'invasione russa, l'impegno si è focalizzato sulla resilienza e sull'assistenza umanitaria di emergenza. Le principali aree di intervento includono:
Risposta alle emergenze;
Supporto alla società civile;
Documentazione dei crimini di guerra russi.
Il governo russo ha bandito ufficialmente le Open Society Foundations (OSF) dal proprio territorio nazionale, classificandole come un'organizzazione "indesiderabile", ufficialmente, nel 2015. L'ingresso in Russia risale al 1987 solo alcuni anni prima l'implosione dell'universo sovietico. Mosca accusa George Soros e le sue fondazioni di ingerenza politica, di voler orchestrare "rivoluzioni colorate" nello spazio post-sovietico e di finanziare ONG per destabilizzare il governo. L'attrito tra la fondazione e la Russia si è ulteriormente inasprito in conseguenza dell'Operazone Militare Speciale in Ucraina. Come dichiarato nelle comunicazioni ufficiale di OSF, l'organizzazione ha spostato massicciamente i propri sforzi sul fronte ucraino, finanziando la resistenza della società civile di Kiev e sostenendo i gruppi legali internazionali impegnati a documentare i crimini di guerra russi.
La Federazione russa ritiene che OSF e la leadership di Alex Soros sia uno dei principali attori della guerra ideologica ed economica nordatlantica contro la Russia. (Cfr. https://www.opensocietyfoundations.org/)
A questo dobbiamo aggiungere tutto l'apparato politico, di intelligence e militare di USA-NATO, dell'Unione Europea e di altri Stati allineati per un totale di 50 circa, che hanno fornito all'Ucraina:
decine migliaia di combattenti NATO già addestrati sotto forma di mercenari;
presenza nascosta in loco di ufficiali esperti e di apparati per l'addestramento delle formazioni militari ucraine e le operazioni di intelligence in territorio russo;
sostegno economico mediante finanziamenti diretti e indiretti per centinaia di miliardi di dollari;
ampliamento della retorica e della propaganda russofobica;
armi in grandissima quantità da ogni parte del mondo;
ristrutturazione, riorganizzazione e addestramento dei servizi segreti Ucraini (GUR in particolare);
sanzioni, anche economiche, in quantità industriale;
beni russi per un totale di circa 300 miliardi di dollari congelati e sfruttati ai fini della continuazione del conflitto "fino all'ultimo ucraino";
partneriato per la progettazione e realizzazione, fuori dal territorio ucraino di armi a medio e lungo raggio per colpire la Russia in profondità;
dodici basi attrezzate militarmente e tecnologicamente, costruite vicino al confine russo (CIA);
circa 40 laboratori biologici per la guerra batteriologica (con lo zampino).
Molto più di quanto possa sembrare, in Ucraina non è in atto solo un conflitto territoriale, ma un vero e proprio scontro geopolitico globale ed esistenziale tra la Russia e l'Occidente con tutti i suoi alleati. In realtà, quello che per gli USA era stato inizialmente configurato come il tentativo di sconfiggere definitivamente la Russia, si è trasformato nel primo conflitto tra il multipolarismo e l'egemonismo unipolare liberal-globalizzato a trazione USA. La Federazione russa, a sua volta, ha preparato per l'alleanza nordatlantica la sua trappola, certamente e consapevolmente sanguinosa, costosa e ancora incerta rispetto all'utilizzo di armi nucleari, affinché venissero smascherate agli occhi del mondo e venissero sconfitte l'arroganza e la prepotenza nordatlantica, col fine di poter costruire una ancor più salda alternativa geopolitica multipolare basata non sulla forza, ma sul rispetto e il vantaggio reciproco. La vera posta in gioco in Ucraina è questa.
