LA PACE AMERICANA: LA PACE DEI CIMITERI

Nota del sito: riedito un articolo del 1966 di J. Thiriart, un radicale oppositore dell'egemonia USA, frutto di un impasto culturale assai eterogeneo che ha attraversato la storia europea dalla seconda guerra mondiale alla dissoluzione dell'URSS. Sono tanti gli -ismi che confluiscono nella tesi ardita e molto futuribile, sin dalla sua prima formulazione, di una Europa Nazione, armata, potente, unita, autonoma e protesa verso l'Oriente euroasiatico, ricco di risorse, più che in chiave multipolare, in funzione antiegemonica a guida USA. La proposta di J. Thiriart, infatti, va tracciata e collocata nel contesto storico successivo agli accordi sottoscritti a Yalta, dalle potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale, in piena guerra fredda: un sistema intermedio, variabile, fra capitalismo industriale e socialismo classico, in una Europa, Imperium intermedio e variabile, fra USA e URSS. J. Thiriart è un autore che, oggi come allora, va preso a piccoli sorsi e con molto senso critico. (Gerardo Rapini)
di J. Thiriart
Tratto da EurAsia. Rivista di studi geopolitici anno XVIII - numero 3 del 2021
Gli Americani vantano una grande tradizione di massacratori. Nel XIX secolo, Sioux, Comanches e Apaches ne hanno fatto le spese. Ma era ancora una fase artigianale: si lavorava col Winchester.
Nel febbraio 1945 le tecniche erano migliorate e a Dresda fu massacrata una città intera, quando la guerra era praticamente terminata. Poi arrivarono l'estate e le bombe atomiche sul Giappone. I cimiteri segnano le tappe dell'imperialismo americano. Ammazzano quando non possono vincere, massacrano quando non possono convincere. L'Americano è un po' l'immagine del bambino viziato e sadico che ammazza il suo gattino perché non può piegarlo ai propri capricci. Già nell'ottobre 1937, nel discorso di Chicago, Roosevelt si era imprudentemente sbilanciato ed aveva tracciato le grandi linee dell'imperialismo americano. Nel 1946 un politologo di grande valore, l'americano James Burnham, ha tracciato anche lui le linee di forza dell'impero yankee. Il suo libro The struggle for the world, tradotto in francese e pubblicato da Calmann-Lévy nel 1947, è una sorta di libro programmatico come lo furono altri, per esempio il Mein Kampf di Adolf Hitler. Ironia provocatrice della storia: i grandi progetti sono sempre stati descritti ben prima che la loro esecuzione avesse inizio; ma nessuno legge questi libri e coloro che li leggono ne sorridono. Prima dell'attuazione. Burnham non è un balzano politicante qualunque. È un autentico pensatore politico che conosce bene i grandi machiavelliani: Pareto, Sorel, Michels!. I suoi discorsi non sono chiacchiere. Oggi, nel 1966, è direttore della "National Review" a New York. Si tratta dunque di un americano più efficiente degli altri, perché politicamente intelligente. Burnham è uno dei teorici dell'imperialismo americano, io sono uno dei profeti dell'impero europeo; parliamo lo stesso linguaggio, ma per interessi diametralmente opposti. Il Trattato della NATO firmato a Washington il 4 aprile 1949 e l'inizio della realizzazione del sogno descritto da Burnham nel 1946. L'imperialismo americano assume tutte le forme, tra cui quella economica è una delle più importanti. La filosofia americana del Kennedy Round non è molto originale. Un secolo fa l'economista tedesco Friedrich List denunciava già l'imperialismo mercantilista inglese, che allora si nascondeva ipocritamente dietro la"soppressione delle barriere doganali". (Ironia: oggi la povera Inghilterra dall'economia barcollante si barrica dietro un protezionismo forsennato).
È necessario che gli Europei - almeno quelli che ambiscono al comando politico - acuiscano il loro senso critico e le loro facoltà analitiche. Nel 1941 gli Stati Uniti sono intervenuti in Europa per distruggere l'Europa, non per "liberarla" (sic). Nel 1966 è sbagliato considerare l'URSS come il pericolo principale per l'Europa. Perdendo Stalin, l'URSS ha perso il suo dinamismo. L'Unione Sovietica è senza un capo. Kosygin e Brežnev sono dei gestori, non dei capi. L'economia russa è cronicamente sull'orlo del fallimento (frumento, mais...) e dopo quarant'anni di "socialismo" deve fare appello alla FIAT per fabbricare delle auto decenti... Nella pura competizione economica (industriale) I'URSS è superata di dieci lunghezze dal mondo neocapitalista. La forza del comunismo era la sovversione politica, non l'economia. Nella specialità politica pura la ricchezza industriale statunitense era insignificante contro l'espansionismo russo. Il Cremlino, con Chruščëv,ha commesso un errore storico monumentale: quello di abbandonare la lotta politica pura come mezzo imperialistico per la forma di competizione economica "pacifica" (sic), forma in cui l'America o l'Europa occidentale polverizzano il "mondo comunista". Gli esperti militari americani e gli specialisti della CIA sanno bene quanto sia debole l'industria sovietica e speculano su questo fatto per aumentare le puntate al poker della terza guerra mondiale; il loro pronostico è: Mosca si sgonfierà. E ciò sembra essere vero. La linea diplomatica americana nei confronti di Mosca è la seguente: vi lasciamo il bottino dell'Europa orientale e voi in cambio rimanete tranquilli nel resto del mondo (da diversi anni la sovversione comunista d'origine russa è quasi cessata in America latina e in Africa). Per lo State Department il nemico principale non è più Mosca ma Pechino. A Pechino infatti non hanno abbandonato il metodo corretto della lotta antiamericana: il metodo ideologico,metodo contro cui tutta la potenza americana è inefficace. Cercheranno allora di fare della Cina un altro cimitero... Il nemico che non può essere vinto viene distrutto.
Per l'Europa, in questo momento, il nemico principale non è più l'URSS, come era al tempo di Stalin; il nemico principale è l'America del Nord. Gli Stati Uniti sono troppo potenti: è necessario infrangere questa potenza. L'impero mondiale americano sbarra la strada all'impero europeo. Oggi Washington è per noi quello che ieri Cartagine era per Roma.
I dati del problema mondiale oggi sono i seguenti: un impero economicamente superpotente, gli USA; ma un impero senza ideologia. Una nazione senza potenza industriale: la Cina; ma con un'ideologia. Una nazione che ha stupidamente abbandonato l'arma ideologica: l'URSS; ma che non ha la superpotenza economica.
Una nazione che ha anche la superpotenza industriale: l'Europa; alla quale però manca l'unità politica. In quanto Europei, noi dobbiamo tenerci lontano dall'operazione di "cimiterizzazione" che gli USA preparano in Asia; dobbiamo fare di tutto per indebolire gli USA; dobbiamo preparare tutto per farla finita con gli USA quando saranno spossati da dieci anni di guerra in Asia e in Sudamerica. Il "mondo libero","l'Occidente", la "solidarietà atlantica", la "decolonizzazione" sono ornamenti della fraseologia ipocrita che maschera i calcoli imperialisti degli Stati Uniti. In questo momento ci sono degli squallidi intellettualoidi di estrema destra che gridano: "Ricordatevi di Budapest!" Noi ce ne ricordiamo: Budapest fu schiacciata con la benedizione di Washington. E Il 1956 fu anche l'anno di Suez. Siccome qui mi manca lo spazio, farò un'analisi dettagliata del piano imperialista americano di James Burnham sul n.31 de" L'Europe Communautaire" (settembre-ottobre 1966).
