La quarta teoria politica di A. Dugin

di Gerardo Rapini
A. Dugin, La quarta teoria politica, Aspis Edizioni Milano, 2020, € 28,00
Inizialmente tradotto in Italia da Nova Europa Edizioni, allora titolare dei diritti legali sul libro, con una seconda edizione del 2017. arricchita rispetto alla precedente e con un successo oltre ogni aspettativa, tanto che l'editore Andrea Virga, anche traduttore con Camilla Scarpa, aveva preannunciato una terza edizione, venne stroncata dal processo sanzionatorio nordatlantico messo in atto nei confronti di tutti i libri di Dugin. Amazon lo tolse dal suo catalogo il 7 febbraio 2019 con la solita giustificazione censoria di "aver violato gli standard" della piattaforma. Per merito di Aspis Edizioni di Milano è ricomparso in libreria, impreziosita dalla prefazione di Luca Siniscalco.
E' un testo denso e, in alcuni tratti lascia presupporre la lettura di altri testi importanti di Dugin. Apparso in edizione originale in lingua russa nel 2009, è stato tradotto in diverse lingue, stimolando un dibattito internazionale critico, aperto e incisivo sugli sviluppi teorici della teoria multipolare sostenuta da Dugin. Cercherò, pertanto, di sottolineare alcuni aspetti, importanti ai fini di una comprensione sostanziale del contenuto. Lascio a palati più raffinati altre recensioni, secondo me un po' ardite, ma comunque importanti (ad esempio, vedere questo collegamento).
Ciò che attrae di questo libro è il titolo che si presenta come un pò enigmatico, intrigante e provocatorio: Cosa significa una quarta teoria politica? Evidentemente ce ne sono altre 3 da prendere in considerazione, per scoprirla; ma quali? Una seconda domanda: qual è il fine che Dugin si propone?
Cercherò di articolare una risposta semplice a queste due domande che costituiscono, a mio giudizio, l'anima profonda di questo testo. Dugin è un filosofo e studioso molto attento alla cornice di riferimento, tessuta di geopolitica, in riferimento alla sua adesione al multipolarismo, e di filosofia, perché tenta di rompere, decostruendolo, il sistema monolitico di un pensiero con il chiaro obiettivo di superarne l'architettura ideologica ed indicare una via d'uscita.
La tesi centrale
Secondo Dugin, il ventesimo secolo è stato il palcoscenico dello scontro tra tre grandi teorie politiche:
liberalismo (la prima)
comunismo (la seconda)
fascismo/nazismo (la terza)
Dugin sostiene che il liberalismo ha esaurito, sconfiggendoli, i suoi avversari storici, diventando l'unico vincitore della competizione che ha caratterizzato il XX secolo. Il fascismo è stato sconfitto nella Seconda guerra mondiale; il comunismo è crollato definitivamente con la dissoluzione dell'Unione Sovietica nel 1991; il liberalismo è rimasto apparentemente senza rivali. Ma proprio questa vittoria, secondo Dugin, avrebbe prodotto una situazione paradossale: il liberalismo, rimasto senza un vero avversario, si sarebbe trasformato da ideologia tra le altre in una sorta di paradigma globale.
Il punto di partenza della Quarta Teoria è quindi una critica radicale del liberalismo, che non sia solo storica, ma antropologica. Essa riguarda l'immagine dell'uomo sulla quale il liberalismo moderno si fonda. L'individuo autonomo, separato dalla comunità, dalla tradizione, dalla storia e dall'appartenenza culturale diventa, nella prospettiva dughiniana, il vero protagonista della modernità liberale. La libertà individuale, portata alle sue estreme conseguenze, finirebbe così per dissolvere le appartenenze collettive e trasformare l'essere umano in un soggetto astratto, intercambiabile e sradicato, individuando Dugin nella modernità la follia distruttiva di ogni Tradizione e nella postmodernità, caratterizzata da una fase nichilista, che decostruisce ogni forma rimasta ancora in piedi di identità collettiva (nazione, religione, comunità e persino il genere), fino al transumano.
La Quarta Teoria Politica va elaborata per renderla capace di presentarsi oltre; quindi come una reazione di resistenza a questo dominio, rifiutando le prime tre ideologie ma ereditando da esse alcuni elementi critici per combattere la globalizzazione postmoderna.
Il problema per Dugin non riguarda il sistema economico o quale forma di governo debba sostituire il liberalismo. La domanda è molto più radicale: chi deve essere il soggetto della politica?
Per il liberalismo il soggetto fondamentale è l'individuo.
Per il marxismo è la classe sociale.
Per il fascismo, nella ricostruzione proposta da Dugin, il soggetto è soprattutto la nazione, lo Stato o il popolo organizzato attorno a un'identità collettiva.
La Quarta Teoria cerca invece un soggetto completamente diverso: il Dasein, termine centrale della filosofia di Martin Heidegger, traducibile approssimativamente come "esserci" o "essere-nel-mondo".
È probabilmente questo il passaggio
filosoficamente più audace dell'intero libro. Dugin tenta di
trasformare una categoria ontologica in una categoria politica. Il
Dasein non è semplicemente l'individuo biologico o il cittadino
astratto dello Stato moderno: è l'uomo concreto (esser-ci) inserito in una
storia, in una lingua, in una cultura, in una comunità e in un
determinato orizzonte dell'essere (apertura
verso la trascendenza). In questa ultima direzione sappiamo che per Dugin, fedele all'ortodossia, è importante riprendere i temi della tradizione russa, come la Terza Roma, che la Chiesa ortodossa ha custodito nonostante le persecuzioni e l'aperta ostilità messa in atto dall'ateismo di stato sovietico. (Ai fini di una approfondita comprensione della tradizione russa, consiglio la lettura del corposo saggio di P.F. Zircone, La Terza Roma: identità e conseguenze, in "Studi Interculturali", 27/2023, pp. 33-136, reperibile in formato PDF gratuito, a questo collegamento.
La modernità tende a rappresentare il tempo come un processo progressivo: il passato viene considerato arretrato, il presente superiore e il futuro destinato necessariamente a essere migliore.Dugin rifiuta questa concezione "monotona" della storia. Il futuro non è necessariamente migliore del passato e la modernizzazione non costituisce automaticamente un progresso umano.
Questa critica è particolarmente interessante perché permette a Dugin di mettere in discussione uno dei dogmi più profondi della società contemporanea: l'idea che moderno significhi necessariamente migliore.
Egli non propone semplicemente di sostituire una teoria con un'altra. Va selezionato ciò che considera positivo nelle tre teorie precedenti, liberandoli dai loro aspetti negativi e respingendone gli elementi che sono incompatibili: dal liberalismo può essere riletta l'idea della libertà, ma non l'individualismo assoluto; dal comunismo la critica del capitalismo e delle disuguaglianze, ma non il materialismo storico e l'idea della lotta di classe come chiave universale della storia; dal fascismo e dal nazional-socialismo l'importanza dell'identità, della comunità e dell'appartenenza, ma non il razzismo e le forme totalitarie che storicamente li hanno accompagnati.
L'operazione di "scomposizione" delle vecchie ideologie è uno degli aspetti più interessanti della proposta. La letteratura accademica ha infatti sottolineato che Dugin cerca di recuperare, rispettivamente, la libertà dal liberalismo, la critica del capitalismo dal marxismo e il particolarismo culturale dalla destra radicale, respingendone però gli elementi che considera incompatibili con la Quarta Teoria. In questo senso, essa non è semplicemente una quarta ideologia aggiunta alle altre tre: vuole essere una sintesi post-ideologica. Da una parte,infatti, troviamo la difesa della tradizione, della comunità, dell'identità culturale, della religione e della sovranità; dall'altra la critica del capitalismo finanziario, dell'individualismo economico e delle disuguaglianze sociali, elementi che appartengono tradizionalmente alla critica di sinistra.
Dugin cerca, dunque, una posizione oltre la destra e la sinistra, o meglio, una posizione nella quale alcune categorie della destra e della sinistra possano essere ricomposte. Questo elemento spiega anche l'attenzione di Dugin verso autori molto diversi tra loro. Guénon, Evola, Heidegger, Carl Schmitt, Alain de Benoist, Ernst Niekisch. Pensatori marxisti e teorici della geopolitica vengono inseriti dentro un'unica costruzione intellettuale.
Uno dei passaggi più importanti riguarda il concetto di civiltà. Dugin contesta l'idea secondo cui esisterebbe un unico modello politico, economico e culturale valido per tutta l'umanità. Qui si trova il collegamento più diretto tra La Quarta Teoria Politica e il successivo pensiero sul mondo multipolare. Se non esiste una sola civiltà destinata a rappresentare il futuro dell'umanità, allora possono esistere più civiltà, ciascuna con il proprio percorso storico, culturale, religioso e politico.
La conseguenza geopolitica è evidente: il mondo dovrebbe essere organizzato non intorno a un unico centro globale, ma attraverso più grandi spazi di civiltà. La multipolarità non è quindi, per Dugin, semplicemente un equilibrio tra Stati. È qualcosa di molto più profondo: è il riconoscimento del diritto delle diverse civiltà a seguire percorsi storici differenti. È il punto nel quale questi sviluppi preparano maggiormente il terreno alla successiva riflessione di Dugin sul mondo multipolare. Infatti, uno degli aspetti più interessanti è mettere in relazione La Quarta Teoria Politica con la sua successiva elaborazione del concetto di multipolarità che costituisce, quindi, la traduzione geopolitica di un principio filosofico: se non esiste un'unica forma universale di esistenza umana, non può esistere neppure un unico modello politico universale.
In La teoria del mondo multipolare, recensito recentemente nel blog, viene elaborato, soprattutto, il perché filosofico della contestazione dell'unipolarismo; in La quarta teoria politica diventa più evidente il come geopolitico di questa contestazione.
Il primo pregio dell'opera è senza dubbio la "ambizione intellettuale" di Dugin. Egli non si limita a proporre una critica politica contingente. Cerca di mettere in discussione le categorie fondamentali con cui pensiamo l'uomo, la storia, la politica e la civiltà.
Il secondo pregio è l'attenzione, riuscita, nel mettere in dialogo autori normalmente appartenenti a tradizioni differenti.
Il terzo è la sua capacità provocatoria. Anche quando non convince, Dugin costringe il lettore a porsi domande con un certo grado di difficoltà:
Il progresso coincide davvero con il miglioramento?
L'individuo può esistere senza una comunità?
Una civiltà può imporre universalmente i propri valori?
La globalizzazione economica produce necessariamente maggiore libertà?
È possibile una politica che non sia né liberalismo, né comunismo, né fascismo?
La Quarta Teoria Politica va letta non come un pensiero definitivamente compiuto, ma un laboratorio nel quale Dugin tenta di costruire una nuova sintesi tra filosofia, tradizione, identità, geopolitica e civiltà.
